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Senza la Ricerca? UniboMagazine intervista Francesca Volpi

Unendo in maniera innovativa ed applicativa il campo della green chemistry al settore artistico, Francesca si occupa dello sviluppo di nuovi materiali - non-tossici ed ecocompatibili - applicati al restauro delle opere d'arte

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Ciao Francesca, di cosa ti occupi?
Mi occupo dello sviluppo di nuovi materiali applicati al restauro delle opere d’arte e alla messa a punto di metodologie analitiche per la loro valutazione. In particolare sto lavorando ad un progetto che si prefigge l’obiettivo di adottare materiali non-tossici ed ecocompatibili, come alternativa all’uso dei solventi organici nelle operazioni di pulitura di dipinti e di rimozione di vernici. Si tratta quindi di far affacciare in maniera innovativa ed applicativa il campo della green chemistry al mondo dell’arte e viceversa.

Quando hai deciso di fare ricerca?
Mi sono avvicinata al mondo della ricerca negli ultimi anni di università, l’interesse e lo stimolo che sono alla base di questo lavoro sono stati determinanti nella mia scelta.

Cosa ti appassiona di quello che studi?
La chimica applicata all’arte è un connubio decisamente intrigante in cui il rigore scientifico non sempre riesce a dare spiegazioni esaustive. La cosa che più mi appassiona in questo ambito è proprio il dover incrementare l’informazione scientifica con conoscenze di tipo storico-artistico, il venire a contatto con diverse professionalità e imparare a coordinarsi con loro al fine di creare soluzioni utili e innovative nel campo del restauro e della conservazione.

Cosa pensi prima di andare a dormire la sera?
Generalmente cerco di andare a dormire in maniera spensierata!

E quando ti svegli al mattino?
Al mattino penso alle cose importanti: la colazione e la colonna sonora della giornata!

Quale scoperta/invenzione pensi possa rivoluzionare il tuo ambito di ricerca nei prossimi cinque anni?
Beh cinque anni per una rivoluzione in questo ambito…. la vedo dura! Direi che dare maggior visibilità e sostegno a questo campo sarebbe sicuramente un gran passo avanti. Quello della chimica per l’arte è un campo applicativo in cui converge sia l’aspetto scientifico che quello tecnologico, che però stenta ad emergere in maniera determinante, nonostante in Italia si potrebbero raggiungere livelli di eccellenza.

Una cosa che hai imparato facendo ricerca.
Il miglior insegnamento è che la conoscenza è in continua evoluzione e un insuccesso è comunque un risultato che può contribuire a creare conoscenza.

Come sarebbe il mondo senza ricerca?
Non so rispondere a questa domanda. Le scoperte, gli studi, la ricerca, sono alla base del progresso e quindi dell’evoluzione. Con modi e tempi differenti, ma si è sempre fatta ricerca nella storia dell’umanità.

Sei un ricercatore "da adottare". Cosa vorresti dire ai tuoi sostenitori?
Il settore della chimica applicata al mondo dell’arte è un campo relativamente giovane che soffre di poca visibilità e sostegno. Un sostegno a portare avanti lo sviluppo di questo progetto contribuirebbe a favorire soluzioni per il restauro più attente alla salvaguardia dell’opera d’arte, della salute dell’operatore e dell’ambiente e, senza dubbio, a promuovere e valorizzare la conservazione del patrimonio culturale investendo su aziende locali.