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E-democracy e partecipazione online, dopo la pandemia

Al via un progetto di ricerca, guidato dall’Università di Bologna e realizzato in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, per indagare l’impatto e l’efficacia dell’uso delle piattaforme dal punto di vista dell’esperienza di partecipazione


La pandemia di COVID-19 ha costretto le pubbliche amministrazioni a spostare online la maggior parte delle attività. È possibile ora approfittare di questa esperienza, dettata dall’emergenza, per migliorare attraverso la tecnologia i processi decisionali e partecipativi?

Da questo interrogativo prende le mosse il nuovo progetto “E-democracy ai tempi del COVID-19”, guidato dall’Università di Bologna e realizzato in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna. Finanziato dal Ministero dell'Università e della Ricerca nell’ambito del Fondo integrativo speciale per la ricerca (FISR 2020 COVID), il progetto coinvolgerà il personale dell’Università di Bologna e dei comuni della regione.

"Quasi due anni fa, impiegati e cittadini hanno incominciato ad incontrarsi online, usando piattaforme digitali di collaborazione per potere continuare attività di consultazione e progettazione partecipata", spiega Elvira Cicognani, professoressa al Dipartimento di Psicologia dell'Università di Bologna e Principal Investigator del progetto. "Oggi, quando stare online non è più un obbligo ma una scelta, abbiamo pensato che fosse giunto il momento per fare un bilancio di questa esperienza per capire cosa ha funzionato e cosa no, e portare la partecipazione online a uno step successivo".

Per questo, a partire dal mese di novembre sarà distribuito un questionario online che esaminerà l’impatto psicosociale dell’uso delle piattaforme dal punto di vista dell’esperienza di partecipazione, e dell’efficacia dal punto di vista delle pubbliche amministrazioni e dei cittadini. Attraverso le risposte ottenute e con una serie di interviste, gli studiosi indagheranno così sia i processi decisionali e deliberativi interni a organi e commissioni che i processi di coinvolgimento dei cittadini.

"A partire dall’analisi degli aspetti positivi e soprattutto delle criticità, vogliamo identificare elementi utili per la messa a punto di proprietà, funzionalità e architettura di una piattaforma capace di sostenere processi deliberativi 'virtuosi', anche di fronte a condizioni di emergenza”, aggiunge Andrea Omicini, professore al Dipartimento di Informatica - Scienza e Ingegneria, parte del team di progetto.

I risultati della ricerca saranno disponibili sul sito del progetto a partire dalla primavera del prossimo anno e potranno così contribuire al raggiungimento degli obiettivi della strategia di Agenda digitale, aumentando le capacità delle pubbliche amministrazioni di fare fronte alle emergenze attraverso la tecnologia.