E in tutto questo, c'entrano anche i Neanderthal. Alcune delle varianti genetiche presenti nelle persone di etnia Jacut, infatti, non si osservano nella stragrande maggioranza delle popolazioni umane moderne, ma sono presenti nei genomi degli individui Neanderthal che sono stati fino ad ora sequenziati.
"Questi risultati ci dicono che l’introgressione di materiale genetico neandertaliano nel pool genico degli antenati delle attuali popolazioni euroasiatiche ha favorito, e presumibilmente accelerato, il processo di adattamento biologico al freddo di quei gruppi di Homo sapiens che si sono spinti progressivamente a latitudini sempre più elevate", spiega Sazzini. "Il mescolamento genetico con i Neanderthal può quindi aver rappresentato un aspetto cruciale per il successo della diffusione di una specie 'tropicale' come la nostra nel continente euroasiatico".
Durante la loro evoluzione, i Neanderthal hanno infatti abitato aree geografiche caratterizzate da una marcata alternanza di fasi glaciali e interglaciali. La selezione naturale aveva quindi presumibilmente già agito da alcune centinaia di migliaia di anni consentendogli di sviluppare adattamenti genetici a climi particolarmente rigidi. L'incontro tra Neanderthal e Homo sapiens ha quindi permesso alla nostra specie di sfruttare queste combinazioni vantaggiose di varianti genetiche nel corso dell'espansione verso i territori dell’Eurasia settentrionale.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Communications Biology con il titolo “Adaptive evolution at thyroid hormone, insulin and glycerolipid pathways improved energy metabolism in high-latitude Eurasian populations”. La ricerca è stata coordinata da Marco Sazzini, docente del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell'Università di Bologna e afferente al Centro Interdipartimentale Alma Climate. La borsista di ricerca Giulia Ferraretti ha firmato come prima autrice il lavoro, a cui hanno contribuito anche Stefania Sarno, Marta Alberti, Rosita Cicolini e Sabrina Pognant Viù.