A caccia di esopianeti con il microlensing gravitazionale
Lo studio dei pianeti intorno ad altre stelle avverrà utilizzando il microlensing gravitazionale. La tecnica si basa sul perfetto allineamento casuale di due stelle: quella in primo piano agisce come una lente d'ingrandimento cosmica, intensificando la luce della stella sullo sfondo. Se un pianeta orbita attorno alla stella-lente, la sua gravità altera questa luce in modo asimmetrico, svelandone la presenza. Questo metodo da terra ha già permesso di scoprire quasi 300 esopianeti; la mappa di Euclid include 51 sistemi noti e aiuterà a trovarne molti altri, soprattutto pianeti freddi e ghiacciati.
In un solo giorno di osservazione Euclid non può registrare nuovi pianeti in diretta, ma fornisce un fondamentale riferimento temporale nel passato. Avendo fotografato queste stelle prima che si allineino, permetterà alle missioni future (come il telescopio Roman) di andare a ritroso nei dati: confrontando le immagini nel tempo, gli scienziati potranno confermare l'esistenza dei nuovi pianeti e calcolarne la massa con precisione.
Euclid e l’Università di Bologna
Lanciato a luglio 2023, Euclid ha iniziato le sue osservazioni di routine a febbraio 2024. L'obiettivo principale della missione è svelare nei prossimi sei anni l’influenza nascosta della materia oscura e dell’energia oscura sull'Universo visibile, osservando le forme, le distanze e i movimenti di miliardi di galassie fino a 10 miliardi di anni luce. La missione è gestita dall'ESA con il contributo della NASA e del Consorzio Euclid, che riunisce oltre 2000 scienziati provenienti da 300 istituti di tutto il mondo.
L’Università di Bologna, con il suo Dipartimento di Fisica e Astronomia "Augusto Righi", è stata tra gli ideatori e i fondatori della missione che ha portato allo sviluppo di Euclid. Un percorso iniziato nel 2007 con il progetto SPACE (Spectroscopic All-sky Cosmic Explorer), presentato da un team internazionale guidato dal prof. Andrea Cimatti nell’ambito del programma spaziale Cosmic Vision 2015-2025 dell’ESA.