Ovvero?
I controlli oggi si basano sui dati di mortalità che questi prodotti possono provocare, ma non tengono conto di altri effetti come alterazioni fisiologiche o comportamentali. Tornando all’esempio dell’ape da miele, ci sono alcuni prodotti che, pur non essendo letali, danneggiano la capacità delle api di orientarsi e tornare all’alveare. Questo è un effetto subletale molto grave, perché un’ape che non è in grado di ritrovare l’alveare non potrà sopravvivere a lungo. In generale, il tema della valutazione degli effetti reali, sul campo, di queste sostanze è uno dei più delicati.
In che senso?
Ad esempio, oggi la valutazione del rischio viene fatta solo sui singoli pesticidi, isolando singolarmente ogni prodotto. Ma sappiamo che nell’ambiente sono spesso diffuse più sostanze contemporaneamente. Per questo è importante che i dati su quali e quanti prodotti vengono utilizzati siano messi a disposizione della comunità scientifica, in modo tale che sia possibile valutare e controllare anche gli effetti delle combinazioni di prodotti più diffuse.
Quello della trasparenza dei dati è un altro aspetto che sottolineate nel vostro intervento.
Già oggi le aziende agricole devono registrare i prodotti che utilizzano nei loro campi, ma questi dati sono sostanzialmente inaccessibili. E lo stesso vale per le aziende: i dati che presentano per ottenere il via libera alla commercializzazione di nuovi prodotti non sono pubblici, mentre sarebbe importante dare alla comunità scientifica la possibilità di fare controlli e valutazioni indipendenti.