Alla base del neopopulismo di Donald Trump c'è
un disegno di riforma del linguaggio e una deliberata sovversione delle convenzioni condivise su come interpretare il significato di ciò che viene detto: una tattica di manipolazione discorsiva che
Aurora Donzelli, professoressa al Dipartimento di Storia Culture Civiltà dell'Università di Bologna, ha definito "gaslighting metapragmatico". L’analisi
è stata pubblicata su Social Research, la storica rivista della New School fondata nel 1934 da un gruppo di intellettuali in fuga dalla Germania nazista.
"Credo che le nuove forme di abuso di potere che stanno prendendo forma sotto i nostri occhi possano essere meglio comprese attraverso l’analisi linguistica. Così, per capire il neolinguaggio MAGA, ho applicato al discorso politico americano contemporaneo gli strumenti che avevo sviluppato durante il mio lavoro di ricerca sul campo tra i toraja di Sulawesi, in Indonesia,” spiega
Donzelli. “Invece di soffermarmi sugli slogan o sulle dichiarazioni eclatanti, ho analizzato
gli scambi interazionali apparentemente trascurabili: le interruzioni, i malintesi, le false partenze, le sovrapposizioni tra i turni di parola. Tutto quel materiale verbale e quei passaggi discorsivi che vengono trascurati ed espunti dalle trascrizioni per la stampa che puntano invece ‘al sodo’. Ho trascritto e analizzato ore e ore di conferenze stampa, comizi e interviste del presidente Trump, concentrandomi non tanto su quello che veniva detto, ma su come veniva detto".
Questo studio della micropolitica dello stile comunicativo di Trump può aiutare a mettere a fuoco i contorni della riforma linguistica auspicata dalla Nuova Destra americana. Sin dal suo ingresso sulla scena politica, nel 2015,
lo stile linguistico "eterodosso" di Donald Trump ha infatti interrogato e spaccato l’opinione pubblica americana e internazionale. Come andava interpretata l’irriverenza verbale del candidato presidente? Si trattava di “chiacchiere da spogliatoio” o di abusi verbali passibili di sanzioni legali? E ora come dobbiamo leggere le clamorose violazioni dell’etichetta diplomatica da parte del presidente? Sono un oltraggio alle forme condivise di interazione civile o coraggiosi tentativi di smascherare l’ipocrisia della compagine liberal e progressista?
I sostenitori della Nuova Destra non hanno dubbi: per “rendere l’America di nuovo grande” occorre una riforma linguistica, occorre abolire le costruzioni perifrastiche, adottare un linguaggio diretto e contrastare fermamente
la presunta tirannia morale del “politicamente corretto”, secondo cui si dice una cosa per intenderne un’altra. Paradossalmente, però, questa richiesta di trasparenza semantica e di efficacia performativa viene accompagnata dal frequente ricorso, da parte di Trump, a sofisticate forme di manipolazione discorsiva.