"Siamo partiti dall'ambizione di ricostruire la storia di assemblaggio della Via Lattea, cioè tutti gli eventi di fusione galattica che l'hanno portata al suo aspetto attuale", spiega Davide Massari, ricercatore dell'INAF e primo autore dell’articolo scientifico. "Come traccianti abbiamo usato gli ammassi globulari: soprattutto nelle zone interne della galassia, dove l'estinzione è altissima, sono gli unici oggetti per cui possiamo ottenere misure eccellenti sia del movimento orbitale sia dell'età".
Il punto di svolta è stato lo sviluppo di un metodo, basato sui dati del telescopio spaziale Hubble, in grado di misurare l'età degli ammassi globulari con una precisione mai raggiunta prima. Con stime così precise, il team ha scoperto che la popolazione di ammassi globulari nelle zone più interne della Via Lattea si dispone lungo tre distinte sequenze in base all’età e alla metallicità: una legata alla fusione con Gaia-Enceladus, una alla Via Lattea originaria e una terza, intermedia, spiegabile soltanto con l'esistenza di almeno una fusione precedente e finora ignota.
La galassia responsabile di quella terza sequenza aveva una massa stellare paragonabile a quella di Gaia-Enceladus, pari a circa mezzo miliardo di masse solari, e aveva depositato gran parte del suo materiale entro poco meno di 20mila anni luce dal centro della Via Lattea.
Lo studio è stato pubblicato su Nature Astronomy con il titolo "Evidence of a massive accretion event 1.8 billion years before the Gaia-Sausage-Enceladus merger". Per l'Università di Bologna (Dipartimento di Fisica e Astronomia "Augusto Righi") e l'INAF OAS Bologna hanno partecipato Alessio Mucciarelli, Chiara Zerbinati, Edoardo Ceccarelli, Cristiano Fanelli, Davide Massari e Maurizio Salaris.