Lo conferma anche l’incredibile longevità di alcuni degli alberi analizzati. Sull'isola di Montecristo, infatti, i ricercatori hanno identificato un leccio che potrebbe avere tra 800 e 950 anni: si tratta della latifoglia sempreverde mediterranea più vecchia mai documentata. Un primato che supera di circa due secoli le stime precedenti. E anche in Aspromonte, non sono mancate le sorprese: il rovere più antico individuato ha un'età stimata tra 800 e 900 anni. Insieme, i due alberi rappresentano le angiosperme (piante a fiore) più longeve mai registrate nella fascia climatica temperata.
Gli studiosi fanno notare che questi alberi ultrasecolari non sono i più grandi della foresta. Anzi, spesso mostrano tronchi relativamente sottili, segno di una crescita lenta e costante nel tempo. La vera longevità, infatti, non dipende dalle dimensioni raggiunte, ma da caratteristiche più sottili, tipiche delle querce mediterranee: un legno particolarmente denso e resistente, meccanismi efficaci contro la siccità, e la capacità di rigenerare la chioma anche dopo danni severi.
"Gli alberi secolari sono un patrimonio inestimabile: archivi naturali di informazioni sugli ambienti del passato e preziosi centri di biodiversità e resilienza per il mantenimento di ecosistemi forestali funzionali", aggiunge Chiarucci. "E questi ecosistemi sono in grado di resistere e riprendersi anche dopo aver subito danni e pressioni ecologiche, a dimostrazione del fatto che la conservazione del territorio e il ripristino forestale sono meccanismi di conservazione efficaci".
La ricerca è stata coordinata dal prof. Piovesan dell'Università della Tuscia, e ha visto la partecipazione del Raggruppamento Carabinieri Biodiversità, del Cedad dell'Università del Salento, e dell’Università di Reno negli Stati Uniti; per l’Università di Bologna ha partecipato Alessandro Chiarucci, professore al Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali. Lo studio è stato pubblicato sulla rivista PNAS con il titolo “Ancient oaks reveal rewilding of Mediterranean forests after the Black Death”.