"Dopo l'introduzione del calendario europeo, questo sistema tradizionale di misurazione del tempo cadde gradualmente in disuso nella maggior parte della Polinesia", dice Fabio Tamburini, professore al Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica dell’Università di Bologna, coautore dello studio. "È sopravvissuto fino all'età contemporanea soprattutto perché fu messo per iscritto sia da esperti indigeni sia da osservatori non indigeni".
Nel corso dei secoli, questi calendari si trasformarono in modo diverso nelle varie isole della Polinesia orientale. Alcuni nomi delle notti furono sostituiti, altri scomparvero, mentre altri ancora cambiarono posizione all'interno del mese lunare, dando gradualmente origine a tradizioni locali distinte.
Per studiare queste trasformazioni, gli autori hanno raccolto il più ampio database mai realizzato sui calendari lunari della Polinesia orientale: 48 elenchi delle "notti della luna" provenienti dalle Hawaii, dalla Nuova Zelanda, da Tahiti, dalle Isole Cook, dalle isole Marchesi, da Mangareva, da Rapa Nui e da altri arcipelaghi.
Una volta raccolti i dati, i ricercatori hanno analizzato il grado di affinità tra i diversi calendari e costruito quindi il primo "albero genealogico" dei calendari lunari della Polinesia orientale.