Figlio dello scrittore Leone Ginzburg e della scrittrice Natalia Ginzburg, Carlo Ginzburg ha costruito nel corso della sua carriera un percorso intellettuale di straordinaria originalità e rilievo internazionale.
Come ricorda il prof. Vincenzo Lavenia, storico dell'Alma Mater, Ginzburg era animato da un rigore intellettuale fuori dal comune: "Chiunque abbia avuto la fortuna di incontrarlo e di discutere con lui di storia ricorderà il rigore con cui scartava ogni pista di ricerca e ogni citazione che ai suoi occhi risultassero incongrue".
Storico dalla formazione vastissima, capace di intrecciare storia, letteratura, antropologia, linguistica e storia dell'arte, Ginzburg è stato tra i protagonisti del rinnovamento della storiografia contemporanea. "Tra i primi a valorizzare il gusto per la narrazione dopo gli anni della storia quantitativa - racconta il prof. Lavenia - elaborò insieme ad altri studiosi la categoria della «microstoria», destinata a diventare «il lascito più riconoscibile della storiografia italiana degli ultimi decenni".
Nelle sue opere più celebri, da Il formaggio e i vermi a Storia notturna, Ginzburg diede voce a uomini e donne spesso rimasti ai margini della grande storia, mostrando come dalle tracce più minute fosse possibile ricostruire interi universi culturali. Un metodo che lo portò a definire il lavoro dello storico come un'indagine fondata sugli indizi, sulla ricerca delle prove e sulla capacità di distinguere il vero dal falso.
"Se cercassimo di stabilire quale filo abbia tenuto insieme la sua straordinaria produzione scientifica, - osserva ancora Lavenia - dovremmo dire che è stata la difesa del migliore lascito della tradizione illuministica: la critica, lo straniamento, il relativismo". Una difesa della storia e della conoscenza che Carlo Ginzburg ha perseguito fino agli ultimi anni della sua vita.