All'Università di Bologna partono tre nuovi progetti di ricerca per contribuire al progressivo superamento della sperimentazione animale. I progetti nascono grazie a finanziamenti della Regione Emilia-Romagna che, con una legge regionale, sostiene attività scientifiche per promuovere la sostituzione dei modelli animali.
"Al bando regionale per il finanziamento di questi progetti sono state presentate 47 domande, di cui 31 arrivavano dall'Alma Mater: una testimonianza concreta del forte impegno del nostro Ateneo per lo sviluppo dei metodi alternativi alla sperimentazione animale", dice il professor Luca Lorenzini, presidente del Comitato per il benessere animale (COBA) dell'Università di Bologna. "Le risorse disponibili hanno consentito di finanziare solo una parte delle proposte presentate, ma l'elevata partecipazione evidenzia la vitalità di un settore scientifico in forte crescita e la necessità di investimenti continuativi e programmati".
Anche se si occupano di ambiti molto diversi tra loro – neuroscienze, dolore neuropatico e gastroenterologia –, i tre progetti sono esempi concreti di come le nuove tecnologie stanno rendendo possibile lo sviluppo di modelli sperimentali sempre più vicini alla fisiologia umana.
Il primo prevede la realizzazione di organoidi talamo-corticali umani, ottenuti da cellule staminali pluripotenti indotte, che consentiranno di riprodurre in laboratorio la connettività tra talamo - una piccola struttura che si trova al centro del cervello - e corteccia cerebrale. Questa connettività è un elemento centrale nel disordine da deficit di CDKL5: una rara malattia genetica del neurosviluppo associata a gravi forme di epilessia e disabilità neurologica. Il modello sarà utilizzato per studiare i meccanismi della malattia e per valutare nuove strategie terapeutiche in un sistema umano, con maggiore capacità predittiva rispetto ai modelli tradizionali.
Il secondo progetto punta invece a sviluppare una cute umana innervata, biostampata in 3D, per lo studio del dolore neuropatico cronico. Attraverso l’utilizzo di cellule staminali riprogrammate e tecnologie di biofabbricazione avanzata, verranno creati modelli umani capaci di riprodurre in vitro i meccanismi del dolore. L’obiettivo è creare una piattaforma sperimentale innovativa per comprendere meglio le neuropatie e accelerare lo sviluppo di nuove terapie.
Il terzo progetto, infine, prevede di realizzare un modello tridimensionale di intestino umano per lo studio delle malattie infiammatorie croniche intestinali. Basato su cellule umane, sistemi microfluidici e biomateriali avanzati, il modello consentirà di simulare in vitro alcuni aspetti chiave delle patologie intestinali e di testare nuovi approcci terapeutici in un ambiente biologicamente più rappresentativo rispetto ai sistemi tradizionali.
"Nelle proposte presentate si coglie chiaramente che la transizione verso modelli sempre più umani e predittivi non è più soltanto una prospettiva futura, ma una trasformazione già in corso: l'Università di Bologna è pienamente coinvolta in questo percorso e ulteriori opportunità sono già attese entro la fine del 2026", aggiunge Lorenzini. "In tutto questo, va riconosciuta la lungimiranza della Regione Emilia-Romagna, che da oltre vent'anni sostiene questo ambito attraverso la Legge regionale 20/2002, e del Comitato Etico Regionale per la Sperimentazione Animale, organismo istituito dalla stessa legge con il compito di promuovere e proporre metodologie sperimentali alternative all'utilizzo di animali vivi".