Furono le tempeste a trasformare questo luogo in un giacimento unico al mondo. Le alluvioni spinte dai monsoni e le mareggiate cicloniche portarono ondate di acqua dolce, sedimenti, nutrienti, detriti vegetali e carcasse sulla piana di marea. Tra un evento e l’altro sottili "tappeti" microbici - pellicole di microorganismi - stabilizzavano rapidamente il fondo e favorivano una cementazione precoce. In questo modo i tessuti molli venivano sigillati e gli scheletri rimanevano articolati prima che animali spazzini o il processo di decomposizione potessero cancellarli.
Il regime di clima tropicale della regione dipendeva dalla particolare posizione e forma della costa in quel periodo - più vicina all’equatore e con una linea costiera molto estesa - e da concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera molto superiori a quelle preindustriali. In questa "serra" del Cretaceo, l’aria ricca di anidride carbonica alimentava un ciclo dell’acqua più energico, rendendo le piogge stagionali più intense e le tempeste più violente: lo stesso meccanismo che oggi collega i gas serra a fenomeni meteorologici estremi.
"Un’atmosfera ricca di CO₂ alimentò queste tempeste estreme 80 milioni di anni fa e oggi stiamo spingendo il clima nella stessa direzione, molto più in fretta", conferma Alfio Alessandro Chiarenza dello University College London, tra i coordinatori dello studio. "Il Villaggio del Pescatore è un’anteprima, dal tempo profondo, di come il riscaldamento possa rimodellare le coste tropicali, gli ecosistemi e persino ciò che si conserva come fossile".
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista Global and Planetary Change con il titolo "Climate-extreme-driven genesis of a Cretaceous dinosaur Lagerstätte". Per l'Università di Bologna hanno partecipato Federico Fanti, Marco Muscioni, Lorenzo Baldassari e Enrico Dinelli del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali.