A differenza di approcci più complessi – come la produzione di organoidi o l’utilizzo di tecnologie “organ-on-chip” – il nuovo dispositivo non richiede strumentazioni sofisticate come incubatori ipossici o sistemi di microfluidica avanzata. Al contrario, può essere integrato facilmente nelle procedure di laboratorio già esistenti, mantenendo al tempo stesso un alto grado di controllo sull’ambiente cellulare.
E i risultati sperimentali ne confermano l'efficacia. Testato su colture cellulari di tumore al seno, il nuovo dispositivo ha permesso di ricreare reazioni ai gradienti di ossigeno del tutto simili a quelle osservate nei tessuti reali.
"I test che abbiamo realizzato sulle cellule tumorali mostrano adattamenti tipici delle condizioni di ipossia, come la riduzione della crescita nelle aree più povere di ossigeno e l’attivazione di specifici meccanismi molecolari legati alla sopravvivenza tumorale", conferma Rapino. "Si tratta di un risultato particolarmente rilevante perché l’ipossia è una caratteristica chiave di molti tumori ed è associata alla progressione della malattia e alla resistenza alle terapie".
Altro punto di forza del nuovo sistema è la sua versatilità: consente infatti di osservare e analizzare le cellule con tecniche standard di laboratorio, recuperandole facilmente per studi molecolari successivi, e può quindi essere utilizzato sia per la ricerca di base sia per applicazioni più avanzate, come lo screening di farmaci.