Unibo Magazine

Il percorso migratorio continua a influenzare profondamente le opportunità lavorative delle donne, ma il passaggio generazionale rappresenta un potente fattore di cambiamento. È quanto emerge dalla ricerca del progetto BOnD - Between Origin and Destination, condotta dal Dipartimento di Scienze Sociali e Politiche dell'Università degli Studi di Milano in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Statistiche “Paolo Fortunati” dell'Università di Bologna e la Fondazione ISMU ETS, finanziata da Fondazione Cariplo nell’ambito del bando Inequalities Research.

Lo studio, i cui risultati sono stati presentati nel corso di un convegno ospitato dall'Università degli Studi di Milano il 23 giugno, ha indagato la relazione tra cambiamenti culturali e integrazione socioeconomica dei migranti in Lombardia, ponendo particolare attenzione alla partecipazione al mercato del lavoro e alla vita sociale delle donne. È stato intervistato, tra dicembre 2024 e marzo 2025, un campione di 2.800 persone tra i 18 e i 65 anni residenti nella regione. Il dataset che ne deriva comprende 733 persone native, 750 di seconda generazione e 1.297 di prima generazione e rappresenta una delle più ampie e recenti raccolte di dati sulla popolazione lombarda con focus sui residenti con background migratorio. 

Più lavoro, meno gender gap

Secondo l'indagine, circa il 90% delle donne native risulta occupato. La quota scende al 63% tra le donne di prima generazione, ma risale al 76% tra le seconde generazioni, segnalando un chiaro processo di integrazione nel mercato del lavoro.

Anche il gender gap segue lo stesso andamento. Tra le prime generazioni il divario occupazionale rispetto agli uomini raggiunge il 20%; tra le seconde generazioni si riduce drasticamente al 6%, avvicinandosi ai livelli osservati tra le donne native.

Come cambia il lavoro tra prime e nuove generazioni

I dati mostrano, inoltre, come il cambiamento non riguardi soltanto il livello di occupazione, ma anche la sua qualità e distribuzione nei diversi settori economici. Le donne di prima generazione risultano ancora fortemente concentrate nei servizi alla persona e nel lavoro di cura a domicilio, attività che rappresentano spesso uno dei principali canali di accesso al mercato del lavoro per chi arriva dall'estero. Con il passaggio alla seconda generazione, invece, il quadro cambia sensibilmente. La presenza nel lavoro domestico e di cura si riduce fino quasi a scomparire, mentre cresce l'inserimento nel settore impiegatizio/amministrativo, e aumenta nella ristorazione, nel turismo e nel commercio. 

Nazionalità

L'indagine evidenzia differenze significative tra le diverse comunità di origine. Le donne di origine cinese registrano livelli occupazionali sostanzialmente allineati a quelli delle native. Altre comunità mostrano valori leggermente inferiori, mentre le maggiori difficoltà emergono tra le donne provenienti dal Maghreb e dal subcontinente indiano.

Parità di genere

Accanto alle dinamiche occupazionali, il progetto BOnD analizza anche gli atteggiamenti verso la parità di genere, evidenziando una stretta relazione tra orientamenti culturali e partecipazione al lavoro. Tra le donne di prima generazione soltanto il 26% esprime atteggiamenti progressisti rispetto alla parità di genere. La quota sale al 45% tra le seconde generazioni e raggiunge il 56% tra le donne native.

Le differenze si riflettono direttamente nella partecipazione al mercato del lavoro. Tra le donne con atteggiamenti più favorevoli all'uguaglianza di genere l'83% è occupato. La percentuale scende al 74% tra chi esprime posizioni intermedie e al 48% tra le donne con orientamenti più conservatori. Parallelamente, la condizione di non occupazione o il ruolo di casalinga riguarda il 52% delle donne con atteggiamenti conservatori, contro il 26% di quelle con posizioni intermedie e il 17% delle più progressiste.

Anche in questo caso emergono differenze tra aree di origine. I livelli più elevati di atteggiamenti progressisti si osservano tra le donne native (56%) e tra quelle di origine balcanica (47%). Seguono Est Asia e America Latina (42%), mentre quote inferiori si registrano tra le donne provenienti dall'Est Europa (32%), dalla Cina (31%), dal subcontinente indiano (29%), dal Maghreb (26%) e da altre aree africane (28%).

Discriminazione percepita

Il progetto BOnD analizza anche la percezione delle discriminazioni, evidenziando come circa un terzo delle persone intervistate si senta parte di un gruppo discriminato, con livelli simili tra uomini e donne. Le motivazioni più frequentemente indicate riguardano la nazionalità, il colore della pelle e la religione. L'indagine rileva inoltre differenze significative tra le diverse aree di origine, con livelli più elevati di discriminazione percepita tra le persone provenienti dall'Africa subsahariana, dal Maghreb e dal subcontinente indiano. Un dato particolarmente rilevante riguarda il confronto tra prime e seconde generazioni: in diverse comunità con una presenza migratoria più consolidata, le seconde generazioni dichiarano livelli di discriminazione superiori alle prime, un fenomeno che potrebbe riflettere aspettative più elevate di inclusione sociale e pari opportunità. Tra le donne di seconda generazione emerge inoltre una maggiore percezione delle discriminazioni legate al genere rispetto alle prime generazioni, pur rimanendo inferiore a quella registrata tra le donne native.