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Che cosa rende il progresso economico sostenibile? Quali sono le conseguenze, anche inattese, dell’innovazione tecnologica? Sono alcune delle domande al centro della lectio magistralis Economic Progress and its Discontents, tenuta oggi da Joel Mokyr nell’Aula Absidale di Santa Lucia, in occasione del conferimento del Sigillum Magnum dell’Università di Bologna.

Premio Nobel per l’Economia nel 2025, Mokyr ha ricevuto la massima onorificenza dell’Alma Mater per il suo contributo allo studio delle origini della crescita economica moderna e dei processi che hanno favorito lo sviluppo delle società contemporanee, con particolare attenzione al ruolo della conoscenza.

"L'innovazione tecnologica è sempre dirompente e non è mai priva di rischi - ha affermato Joel Mokyr - La crescita nata dalla Rivoluzione industriale ha portato al cambiamento climatico: un problema che può avere conseguenze disastrose. Per uscirne non abbiamo bisogno di meno crescita, ma di una crescita differente. La nostra unica speranza è più creatività e più investimenti: solo quando il sistema è incentivato a sufficienza possono nascere le soluzioni tecnologiche di cui abbiamo bisogno".

“Al centro della ricerca del professor Mokyr c’è una domanda fondamentale: perché, a partire dalla Rivoluzione industriale, il progresso tecnologico ha smesso di essere una questione di innovazioni isolate per diventare un processo continuo e cumulativo, capace di sostenere la crescita nel lungo periodo? – ha dichiarato il Rettore Giovanni Molari.

“La conoscenza, da sola, non produce innovazione. Per diventare una forza di cambiamento, deve essere preservata, condivisa e sottoposta alla critica”, ha proseguito il Rettore, richiamando uno degli elementi centrali degli studi di Mokyr: il rapporto tra sapere scientifico, competenze pratiche e capacità delle società di favorire la circolazione delle idee e la sperimentazione.

È proprio su questo terreno che la ricerca di Mokyr incontra direttamente la missione dell’Università. 

“L’Università è uno dei luoghi fondamentali in cui la conoscenza viene prodotta, trasmessa e fatta crescere nel tempo - ha sottolineato Molari - È uno spazio nel quale il sapere acquisito può essere messo in discussione e nel quale è possibile porre nuove domande, anche quando le risposte non sono ancora disponibili”.