La goliardia? "Una forma d'arte che andrebbe finalmente sdoganata per la sua capacità di commistione tra ‘alto’ e ‘basso’, ripresa tra l'altro da molti grandi registi: Fellini e Woody Allen fra tutti". Parola di Renzo Arbore in Ateneo per inaugurare, insieme al Rettore Pier Ugo Calzolari, una mostra dedicata ai cappelli degli studenti. Quelli, per interderci, che spesso vediamo in testa a goliardi e neo-dottori.
Un’esposizione all’interno delle teche lungo i corridoi dell’Aula Magna (via Castiglione 36) dal titolo "…. ed eccoci tutti con il berretto!", curata da Gian Paolo Brizzi e Paola Dessì, è dedicata ai copricapo degli studenti in Europa nel XIX e XX secolo. "Con la scelta di un cappello, diverso per foggia da quelli tradizionali imposti dalla moda o dalle autorità, gli studenti universitari del XIX secolo dichiaravano la propria alterità e rendevano manifesta l’appartenenza ad un gruppo..", scriveva verso la fine dell’Ottocento un entusiasta fautore del cappello per gli studenti che voleva diverso sia dal tricorno clericale sia dal cappello militare a due punte che Napoleone aveva imposto ai battaglioni universitari. Poi fu una storia di particolarismi: le diverse fogge servirono a distinguere gli studenti di ciascun Paese, scudetti e stemmi indicarono l’Università di appartenenza, i colori del tessuto la facoltà, piume variopinte o frange dorate il proprio ruolo all’interno del gruppo ...Insomma di tutto un po’.
E tenendo a battesimo, l’11 aprile, l’esposizione il dottor Arbore (che di lauree ne ha tre, di cui due ad honorem) si è intrattenuto con gli ex alunni dei licei Minghetti e Righi e i membri dell'associazione dei laureati dell'Universita' di Bologna, Almae Matris Alumni. Prendendo spunto dalle domande del pubblico ha intavolato un discorso, che non ha risparmiato considerazioni sui massimi sistemi. "La mia filosofia di vita? L'ho imparata dall'America, che nella sua Costituzione sancisce quel diritto alla felicità del quale tutti dovremmo appropriarci", ha spiegato subito Arbore. E non ha senso, secondo l'artista, dare troppa importanza alle parole dei filosofi, "che hanno quasi tutti sbagliato: pochi sono quelli che ci hanno azzeccato, Epicuro, Vico, Kant, bisogna piuttosto pensare a godersi la fortuna di esistere anche nei momenti di minore gioia". Ben vengano, quindi, "le discussioni con l'orchestra, a fine concerto, sulla morte della cozza: pepata o con i vermicelli?".
Se la società odierna risente invece, nelle parole di Arbore, "di una forte dittatura dei numeri", meglio è invece rilassarsi, saper ascoltare, incontrarsi con gli amici per stimolare la creatività artistica e conquistare quella felicità che "troppo spesso siamo noi stessi a negarci".
E’ possibile visitare la mostra quando l’Aula Magna è aperta, in occasione di celebrazioni ufficiali o lezioni.