"La ricerca e l'innovazione oggi hanno un ruolo più che mai centrale per il futuro dell’Unione Europea, e questo ci permette di far sentire la nostra voce non solo nel settore dell'istruzione superiore ma anche su altri temi chiave come l'innovazione digitale, le politiche sanitarie e le strategie internazionali". A parlare è Jan Palmowski, segretario generale di The Guild of European Research-Intensive Universities, la rete che riunisce alcune delle più importanti università di ricerca europee e che festeggia quest’anno i dieci anni dalla sua fondazione
Nata nel 2016 su impulso di nove atenei, tra cui l’Università di Bologna, nel corso degli anni The Guild si è ampliata fino a includere ventitré università di diciassette paesi europei, tutte caratterizzate da un elevato profilo di qualità nella ricerca e nella formazione. Il network ha permesso di far arrivare la voce degli atenei nel dibattito europeo, e oggi The Guild è un interlocutore riconosciuto dalle istituzioni di Bruxelles su temi che spaziano dalla ricerca all’istruzione superiore, dalla libertà accademica alla cooperazione internazionale.
In dieci anni, però, molte cose sono cambiate, tanto nel mondo delle università che in quello delle istituzioni europee. Con Jan Palmowski abbiamo ripercorso la storia di The Guild, tra sfide, successi, aperture internazionali e nuove prospettive.
Com’è nata The Guild e perché c’era bisogno di una rete di università europee?
The Guild è nata dieci anni fa, nel 2016, in un momento in cui i programmi europei per la ricerca stavano acquisendo sempre più peso, sia per le risorse messe a disposizione sia per la loro capacità di influenzare il modo in cui le università fanno ricerca e innovazione. Per questo, in quegli anni molti atenei avevano iniziato a sentire la necessità di essere più presenti a Bruxelles, per far sentire direttamente la loro voce nel confronto con le istituzioni europee. Da qui è nata The Guild, con l’obiettivo di rappresentare in modo diretto le università ad alta intensità di ricerca e contribuire alla definizione delle politiche europee.
Che cosa distingue The Guild dagli altri network universitari?
Fin dall’inizio abbiamo voluto rappresentare università fortemente orientate alla ricerca, ma con una visione ampia e completa della conoscenza. L'insieme degli atenei, provenienti da ogni parte d’Europa, e le loro diverse identità ci consentono, all’interno di The Guild, di coprire l’intera gamma delle discipline, dalle scienze alla medicina, dalla tecnologia alle scienze umane e sociali. Questo significa che possiamo portare nel dibattito europeo punti di vista differenti e valorizzare anche ambiti che spesso hanno meno visibilità nei processi decisionali. Oltre a questo, nel corso degli anni abbiamo sviluppato una forte capacità di collaborazione con le altre reti universitarie europee, unendo le nostre voci e creando sinergie virtuose. Infine, negli ultimi anni abbiamo instaurato una stretta collaborazione con l’African Research Universities Alliance (ARUA), offrendo loro un contributo significativo a livello di policy e sostenendo 22 Clusters of Research Excellence tra Africa ed Europa.
In che modo The Guild contribuisce a orientare le politiche europee sulla ricerca?
Il nostro compito principale è fare da ponte tra il mondo della ricerca e i decisori politici. Manteniamo un dialogo costante con la Commissione europea, il Parlamento e il Consiglio, portando direttamente la prospettiva dei ricercatori e delle università. Lo facciamo con position paper, gruppi di lavoro e momenti di confronto sui temi emergenti, come la sicurezza della ricerca o il tema del dual use. Negli ultimi anni abbiamo collaborato strettamente anche con altre organizzazioni del settore per presentare proposte comuni sulla futura programmazione europea della ricerca e dell’innovazione.
Tra le politiche europee per le università c'è anche un ruolo importante del programma Erasmus+, che però sembra più lontano dal mondo della ricerca. Come ve ne occupate?
Questo è un tema su cui gli atenei di The Guild sono stati molto chiari fin da subito: le università esistono grazie ai loro studenti e non si può ragionare sull’eccellenza scientifica senza considerare l'attività didattica in un'ottica europea e internazionale. Per questo, con The Guild abbiamo sempre lavorato per chiedere di rafforzare tanto il programma Horizon che Erasmus+: lo testimonia anche il nostro grande impegno sul fronte delle alleanze universitarie europee. Crediamo che ricerca e didattica siano due dimensioni strettamente connesse e che debbano essere sostenute insieme nelle politiche della UE.
Tra i temi centrali di The Guild c’è anche quello della libertà accademica: come si collega con gli altri fronti su cui è impegnato il network?
Senza libertà accademica le università non possono svolgere pienamente la loro missione. È un principio che abbiamo inserito nella nostra visione fondativa e che negli ultimi anni è diventato sempre più centrale, più di quanto potessimo aspettarci. Abbiamo assistito a diversi episodi che hanno messo sotto pressione la libertà accademica in Europa e non solo, e questo ha reso ancora più evidente la necessità di difenderla. In questi mesi siamo molto impegnati sullo European Research Area Act, un'importante iniziativa legislativa europea per rafforzare la libertà accademica. Inoltre, promuoviamo ogni anno una Academic Freedom Lecture e collaboriamo alla stesura dell'Academic Freedom Monitor promosso dal Parlamento Europeo.
Guardando al futuro, quali sono le prossime priorità di The Guild?
Nel breve periodo il lavoro sarà tutto concentrato sulla definizione dei prossimi programmi europei: il nuovo Horizon Europe 2028-2034, il nuovo Erasmus+ e il nuovo Global Europe, lo strumento dedicato alla cooperazione internazionale. Si tratta di decisioni che avranno un impatto enorme sulle università europee e vogliamo dare il nostro contributo perché questi nuovi programmi europei possano sostenere al meglio ricerca, formazione e collaborazioni globali. Allo stesso tempo continueremo a rafforzare il partenariato tra The Guild e ARUA, in modo da onorare il nostro impegno a garantire che le nostre collaborazioni di ricerca con i partner africani siano sostenibili, eque e contribuiscano a rafforzare questo settore a lungo termine.
E guardando ai prossimi anni?
La formazione, la ricerca e la capacità di innovare non sono mai state così centrali per le strategie europee su competitività e sviluppo: questo offre nuove opportunità, ma richiede anche una partecipazione sempre più attiva delle università nei grandi dibattiti politici del continente. Attraverso The Guild, quindi, potremo far sentire la nostra voce non solo nel settore dell'istruzione superiore, ma anche nel quadro di dibattiti più ampi sui partenariati internazionali, sulla competitività, sulla digitalizzazione e sul futuro orientamento dell’Unione europea.