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Grazie a un finanziamento di 180.000 euro della Fondazione Celeghin, il gruppo guidato dal Professor Stefano Ratti studierà come il targeting della lamina nucleare possa modificare il microambiente tumorale nel glioblastoma, aprendo nuove prospettive per la ricerca su uno dei tumori cerebrali più aggressivi. Il progetto rientra tra i soli tre finanziati dalla Fondazione Celeghin nell’ambito del round 2026-2027, al termine di una selezione nazionale altamente competitiva.

La lamina nucleare, struttura che sostiene e organizza il nucleo cellulare, è oggi considerata un elemento chiave nella regolazione di numerosi processi biologici. Nel contesto tumorale, il suo coinvolgimento potrebbe influenzare il comportamento delle cellule neoplastiche e il dialogo con il microambiente circostante.

Il progetto “Secretoma e microambiente nel glioblastoma: targeting della lamina nucleare” coinvolge il Laboratorio di Trasduzione del Segnale (Centro di Anatomia Clinica e Chirurgica Sperimentale e Molecolare – Dipartimento di Scienze Biomediche e Neuromotorie), insieme all’IRCCS Istituto delle Scienze Neurologiche di Bologna, al CNR Istituto di Genetica Molecolare “Luigi Luca Cavalli-Sforza” (Unità di Bologna) e all’IRCCS Istituto Ortopedico Rizzoli. 

“Il glioblastoma è una neoplasia estremamente complessa, non solo per le caratteristiche delle cellule tumorali, ma anche per il modo in cui queste interagiscono con l’ambiente che le circonda”, spiega il Professor Stefano Ratti. “Con questo studio vogliamo analizzare il secretoma, cioè l’insieme dei fattori rilasciati dal tumore, derivato dai pazienti per comprendere come il microambiente tumorale venga riprogrammato quando si interviene sulla lamina nucleare”. 

Il progetto si inserisce in una linea di ricerca già avviata dal gruppo bolognese, che ha recentemente pubblicato sulla rivista European Journal of Cell Biology lo studio Combining prelamin A accumulation and oxidative stress: A strategy to target glioblastoma. Il lavoro ha mostrato come indurre farmacologicamente l’accumulo di prelamina A possa aumentare la sensibilità delle cellule di glioblastoma allo stress ossidativo, riducendo proliferazione, vitalità e caratteristiche di staminalità. Il nuovo progetto finanziato dalla Fondazione Celeghin prosegue e amplia questa prospettiva, spostando l’attenzione dal comportamento delle cellule tumorali al modo in cui il tumore comunica con il microambiente che lo circonda.

“L’obiettivo è osservare il tumore non come un’entità isolata, ma come un sistema dinamico”, continua Ratti. “Studiare le modificazioni del secretoma ci permette di intercettare segnali molecolari che possono contribuire alla progressione della malattia, alla risposta terapeutica e alla comunicazione tra cellule tumorali e tessuti circostanti”. 

Il progetto avrà una durata di 24 mesi e si svilupperà attraverso un approccio multidisciplinare, integrando competenze di biologia cellulare, neuro-oncologia, anatomia, neurochirurgia e genetica molecolare.

“Il finanziamento della Fondazione Celeghin rappresenta un riconoscimento importante e una grande opportunità”, conclude Ratti. “Ci permette di rafforzare una rete di collaborazione già molto solida tra istituzioni di ricerca bolognesi e di contribuire allo sviluppo di nuove conoscenze su una patologia per la quale esiste ancora un forte bisogno di avanzamento scientifico e terapeutico”. 

Il sostegno della Fondazione Celeghin permetterà quindi di avviare un percorso di ricerca orientato a comprendere meglio i meccanismi biologici del glioblastoma e a individuare nuovi possibili bersagli per strategie future di intervento.