Credits photo: ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA, image processing by J.-C. Cuillandre (CEA Paris-Saclay), G. Anselmi, Early Release Observation programme by D. Massari
“L’asterosismologia ci permette di misurare la massa attuale di queste stelle, mentre l’età non viene misurata direttamente: viene stimata confrontando la massa e lo stato evolutivo con modelli di stelle singole”, spiega Andrea Miglio, professore al Dipartimento di Fisica e Astronomia "Augusto Righi", tra gli autori dello studio. “Se però una stella ha avuto una storia evolutiva più complessa, questa stima può risultare fuorviante”.
Il risultato è sorprendente: tra le 13 stelle ricche di azoto con stime affidabili, al massimo tre sono abbastanza antiche da essere compatibili con un’origine in ammassi globulari. Per le altre, la massa misurata corrisponderebbe, in un modello di evoluzione da stella singola, a un’età troppo giovane rispetto a quella attesa.
L’origine resta quindi aperta. Alcune stelle potrebbero aver acquisito massa da una compagna o essere il prodotto della fusione di due stelle. Le interazioni binarie potrebbero inoltre aver contribuito alle peculiarità chimiche osservate.
“Le nuove campagne di osservazione spettroscopica, come 4MOST e WEAVE, potranno fornirci molte altre candidate”, commenta Angela Bragaglia dell’INAF-OAS Bologna, “in modo da poter allargare il campione studiato”.
“Questa scoperta è particolarmente importante perché si ritiene che una frazione rilevante delle stelle della Via Lattea provenga da ammassi globulari dissolti”, conclude Davide Massari dell’INAF-OAS Bologna. “I nostri risultati indicano che questo contributo potrebbe essere più limitato di quanto finora ritenuto”.