La ripresa che non c’è. A giudicare dalla "condizione occupazionale dei laureati – dice Andrea Cammelli, direttore di AlmaLaurea–" la ripresa economica di cui tanto si parla non coinvolge i giovani usciti dall’Università. Il sistema produttivo italiano non valorizza ancora appieno il capitale umano che le università producono e i laureati sono ancora considerati un lusso".
Il IX rapporto di AlmaLaurea, presentato in questi giorni a Bologna (2 e 3 marzo, Aula Magna), fa emergere in più punti la questione. Le interviste che hanno coinvolto 89mila laureati di 40 università italiane con un tasso di risposta dell’84% forniscono una serie di dati rilevanti. Innanzitutto, rispetto all’anno scorso, la percentuale di occupati ad un anno dalla laurea è scesa ulteriormente: solo 52 laureati su 100 lavorano ad un anno dal conseguimento del titolo. Diminuisce la stabilità (meno 8 punti percentuali ad 1 e a 5 anni dalla laurea), aumenta la differenza di genere e resta grave il divario tra Nord e Sud.
La situazione non è delle migliori neppure se si guarda al reddito mensile netto che non supera i 1.042 euro ad un anno dalla laurea. Neppure il paragone con l’estero promuove l'Italia. Tra i 5 e 6 anni dalla laurea lavorano o sono in formazione retribuita 89 laureati europei su cento. L’Italia è al fondo della scala (86,4% assieme a Austria e Spagna).
Un giudizio terrificante? No, secondo Andrea Cammelli. I risultati vanno letti nel contesto più ampio di un sistema imprenditoriale che continua ad avere difficoltà a valorizzare i giovani formati a livelli più alti. Ma nonostante questi segnali si conferma il valore del titolo accademico rispetto al diploma. Le differenze di opportunità occupazionali e di retribuzione tra laureato e diplomato restano notevoli, contrariamente ad un errato senso comune. "Se è poi vero che solo 52 su 100 ad un anno dalla laurea lavora, è anche vero che la metà dei restanti 48 prosegue negli studi e nelle specializzazioni". Ed una osservazione va fatta anche sulla stabilità. "A 5 anni dalla laurea 72 laureati su 100 hanno un lavoro stabile. Ma forse questi anni sono troppo pochi per valutare l’inserimento nel lavoro in determinate professioni, come il medico ad esempio".
E l’Alma Mater? L’occupazione dopo la laurea dei neodottori pre-riforma del nostro ateneo si contrae di appena mezzo punto percentuale rispetto alla precedente indagine. Un calo più contenuto rispetto a quello del complesso dei laureati italiani. Ad un anno dalla laurea lavora il 56,5% dei laureati, mentre il 23% prosegue nella formazione. Chi cerca lavoro è il 20%, una percentuale stabile rispetto alla precedente indagine. La situazione a livello occupazionale, già superiore al tasso nazionale, migliora a 3 anni dalla laurea: lavora il 79% dei laureati (era il 77 nella presentente indagine), l’11% continua la formazione e il 10% cerca lavoro. A 5 anni poi l’occupazione sale all’88%. Anche la stabilità aumenta passando da 33% ad un anno, al 56% dopo tre anni e 70% dopo cinque.
Un commento a parte va riservato alla condizione occupazionale dei neolaureati di primo livello. Qui gli occupati sono 48% di cui il 17% prosegue anche gli studi. Chi è iscritto alla specialistica è il 59% dei laureati, il 42% studia solamente e il 17% studia e lavora.
I dati dell’indagine e la banca dati di AlmaLaurea sono dunque oggetto del Convegno. "Un incontro – ha precisato il pro Rettore Vicario Luigi Busetto, che intende guardare al passato, fotografare il presente e proiettarsi nel futuro". Proprio di futuro e di allargamento del mercato del lavoro all’Europa si parlerà con la presentazione del progetto EuroAlmaLaurea-Net. Una banca dati europea per incrociare domanda e offerta di lavoro. Il progetto di condivisione dei profili è partito con 20.000 curriculum vitae dei laureati delle Università di Budapest, Varsavia, Parigi Marne la Valée e Maastricht.
"L’accelerazione impressa ai processi d’internazionalizzazione dell’istruzione – ha concluso Cammelli – e di integrazioni dei mercati del lavoro rende necessaria e tanto più urgente un’adeguata valorizzazione del capitale umano oltre i confini nazionali". Anche per questo, in Aula Magna sabato, tra i numerosi relatori e ospiti (presenti anche i Ministri Damiano e Mussi), ci saranno 22 delegazioni di altre università straniere interessate ad aderire al consorzio.
Il convegno sarà trasmesso anche in streaming, in italiano e in inglese.