Lloyd Mayer, direttore del laboratorio di immunobiologia dell’ospedale Mount Sinai di New York, sarà a Bologna per confrontarsi con i colleghi italiani sulle nuove frontiere dalla medicina biomolecolare nella terapia delle malattie infiammatorie croniche dell’intestino. Mayer sosterrà la sua lezione magistrale all’interno di un convegno dedicato dal Policlinico Sant’Orsola a due delle più gravi patologie di questo genere: il morbo di Crohn e la rettocolite ulcerosa, entrambe causa di diarree croniche, anemie e perdite di peso con conseguenze invalidanti per il malato.
Tali malattie, che insorgono tra i 20 e i 30 anni e non scompaiono più, sono conseguenze di iperreazioni immunitarie alla flora batterica normalmente presente nell’intestino. Per curarle si utilizzano attualmente farmaci a base di cortisone e immunosoprressori, ma, non di rado, si è obbligati a ricorrere all’asportazione chirurgica della parte malata. La speranza per il futuro sono invece i ritrovati molecolari che l’ingegneria genetica dota di un’azione più selettiva e meno invasiva sul sistema immunitario. Un orizzonte che, stando alle ultime statistiche sulla diffusione delle due malattie, è urgente raggiungere: morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa restano patologie di nicchia, ma coinvolgono un numero di persone in crescita drammatica (oltre 150 nuovi casi ogni 100.000 persone).
Al momento esiste già un farmaco molecolare a uso esclusivamente ospedaliero. Il suo nome commerciale è Renicade e si tratta di un anticorpo, frutto di una manipolazione genetica di materiale umano e murino (topo), che ha un’elevata efficacia, ma il cui impatto non è modulabile. I suoi effetti, cioè, variano notevolmente da individuo a individuo e in taluni casi il rischio è una soppressione eccessiva del sistema immunitario con conseguente esposizione del paziente a infezioni di altra natura.
L’alternativa più accreditata a Renicade è attualmente Nuvion, un anticorpo composto da materiali esclusivamente umani. La sua sperimentazione è già decollata nei laboratori americani diretti da Mayer e a partire da gennaio 2006 prenderà il via anche in Italia. Per 45 settimane, sei centri di ricerca tra cui il Sant’Orsola, testeranno la molecola su un centinaio di pazienti per i quali le terapie standard si sono rivelate insufficienti. "Negli Stati Uniti – commenta in proposito Andrea Belluzzi, responsabile del progetto – la sperimentazione ha già completato la fase due (verifica della tossicità) e i risultati preliminari danno indicazioni molto confortanti per la terapia della colite ulcerosa". La cautela è però d’obbligo. "Non dobbiamo creare illusioni tra i malati", afferma il prof. Enrico Roda, direttore del reparto di Gastroenterologia del Sant’Orsola. "Lo standard terapeutico – prosegue il medico - rimane il cortisone, di cui conosciamo con esattezza l’efficacia e gli effetti collaterali. Passerà del tempo prima della sua archiviazione".
Le cause di queste malattie intestinali nel frattempo restano sconosciute. E’ stata individuata la mutazione genetica che la provoca, ma sono ignoti i fattori ambientali dietro a essa. Nella comunità internazionale circolano solo ipotesi. Una ha addirittura legato l’aumento dell’incidenza di queste patologie alla diffusione dei frigoriferi. Il loro utilizzo avrebbe selezionato alcuni batteri, in grado di sopravvivere tra i due e gli otto gradi, dotati di bassa patogenicità, ma forse in grado di arrecare danno nel lungo periodo. Tra i "sopravvissuti" c’è anche un lontano parente dell’agente patogeno all’origine della peste bubbonica nel ‘600.