Emanuele Pagnini, 30 anni, di Rimini,ha avuto un terribile incidente stradale nel 1993. Da allora ha perso l’uso delle gambe e la possibilità di praticare il suo sport preferito, lo sci. Sette anni dopo un suo amico ha visto un ragazzo sciare con l’ausilio di uno strumento particolare, il monoski (un telaio di sostegno che simula i movimenti degli arti inferiori), e per Emanuele è subito rinata la speranza di poter tornare sulle piste. Lorenzo Migliari, bolognese di 40 anni, invece non ha mai smesso di sciare, e anche bene. Conoscendone la bravura, un gruppo di amici un giorno gli ha proposto di fare un corso per imparare a diventare una guida, uno di quegli atleti che accompagnano in gara gli sciatori non vedenti. L’ambiente lo ha stregato e dopo il corso ha anche conosciuto l’amore della sua vita, la sciatrice Silvia Parente (che segue anche sulle piste), con cui ha una relazione da dieci anni.
Cos’hanno in comune Emanuele e Lorenzo, oltre alla passione per gli sci? Tutt’e due fanno parte della delegazione italiana che prende parte alle Paraolimpiadi di Torino, che si svolgono dal 10 al 19 marzo. Compiti diversi ma stessa grinta, stesso amore per lo sport e stesso orgoglio nel difendere i colori azzurri nella competizione internazionale più affascinante. Con in più la piena consapevolezza di essere atleti a tutti gli effetti in un movimento che acquista sempre più visibilità. "Voglio vivere le Olimpiadi al massimo, voglio divertirmi senza dimenticare di dare tutto per ottenere un buon risultato", racconta Emanuele (che gareggia nella discesa libera, nel Super G e nello slalom gigante), il cui volto sorridente si vede spesso in tv in questi giorni grazie a uno spot di cui è protagonista. "Ho lavorato tantissimo nell’ultimo anno, da settembre scio fino a quattro volte alla settimana. La fatica è tanta, come il tempo che dev’essere dedicato agli allenamenti, ma la velocità e il dinamismo delle competizioni mi ripagano in pieno". Guai a parlare ad Emanuele di diversità, o peggio ancora di compassione. "Siamo atleti a tutti gli effetti – prosegue il riminese – e le nostre gare (in cui si raggiungono punte anche di 110 km orari, ndr) sono fisicamente validissime: anzi, lancio la sfida ai normodotati, sempre che siano in grado di raggiungere i nostri livelli di preparazione atletica!".
Lorenzo non ha i fari puntati in gara, dato che le attenzioni sono tutte rivolte a Silvia Parente, (fra le favorite per la conquista di una medaglia d’oro nelle quattro specialità alle quali prenderà parte), ma in qualità di guida ha comunque una grandissima responsabilità. "Dovrò stare attento per tutto il percorso – racconta il bolognese - evitare che Silvia tagli le curve, guardare indietro per non andare incontro ad altre atlete, cercando di capire quali possono essere i nostri limiti in gara. Non nascondo che puntiamo al gradino più alto del podio, ma fra gli obiettivi c’è anche quello di non farci male in caso di caduta".
Sia Pagnini che Migliari sono entusiasti di partecipare alla kermesse olimpica, anche per la grande visibilità che gioverà a tutto il movimento. "Siamo in crescita – dice Pagnini – negli ultimi due anni la federazione ha fatto molti passi in avanti: sono in aumento le strutture in grado di far gareggiare gli atleti disabili, con skipass e attrezzi gratuiti e personale specializzato a disposizione. Certo, in altre nazioni i nostri colleghi sono considerati a tutti gli effetti professionisti, mentre noi invece dobbiamo fare affidamento esclusivamente sugli sponsor, ma nel complesso, però, non possiamo lamentarci". Il sogno, intanto, va avanti, con la speranza sia per Emanuele che per Lorenzo di poter gareggiare un giorno in un’unica rassegna olimpica, senza più distinzione fra Olimpiadi e Paralimpiadi. Uomini veri, ma anche atleti veri.