Sono solo tre lungo il litorale che collega Rimini a Milano Marittima, ma la loro presenza non passa inosservata. Le loro sagome sono riconoscibili anche dalle colline a trenta chilometri di distanza. Sono i grattacieli della Regione Emilia Romagna. "Nacquero come emblemi della tecnologia progettati per osservare la natura. Dal loro interno i villeggianti dovevano poter vedere il mare", spiega Annalisa Trentin, docente alla Facoltà di Architettura dell’Università di Bologna e curatrice del volume Edifici alti in Emilia-Romagna (Clueb, 2006).
Il testo, presentato mercoledì al Teatro comunale di Cervia, riassume i risultati della ricerca sugli edifici alti in regione voluta dall’Ance Emilia Romagna (Associazione Nazionale Costruttori Edili). "Ci siamo chiesti – spiega Trentin – se esisteva un modello di grattacielo italiano e se era ancora possibile riproporlo". In rassegna sono stati presi edifici disseminati nelle principali città italiane, come per esempio il Pirellone di Milano, ma l’accento è stato posto sugli edifici regionali costruiti sulla costa. Su questi è stato poi attivato un laboratorio di restauro che, sotto la guida degli architetti Vincenzo Corvino e Giovanni Multari, ha coinvolto quaranta studenti bolognesi nell’elaborazione di progetti di recupero e valorizzazione.
"I ragazzi – prosegue Trentin – hanno svolto un’accurata indagine scientifica elaborando idee fattibili. Hanno puntato in particolar modo sull’attacco a terra, cercando di capire il modo migliore per rendere l’edificio parte della città o meglio per portare la città dentro il grattacielo". L’edificio che più si prestava a tale studio era il grattacielo di Rimini per il quale è stata pensata una profonda integrazione tra i tunnel sotterranei e il vicino sottopassaggio ferroviario. "Il grattacielo di Rimini – aggiunge poi Trentin – è un interessante esempio anche per quanto riguarda lo studio del cambiamento. Era nato come residenza turistica, era stato poi vittima del degrado assieme a tutta la zona della stazione e oggi è infine diventato un luogo multietnico, una sorta di Casbah verticale, dove trovano posto anche fotografi e artisti che amano osservare la città da una prospettiva sopraelevata".
Ma questi edifici, sbocciati verso la metà degli anni Cinquanta, possono ancora avere un futuro? Per Annalisa Trentin hanno già un presente. "I proprietari degli appartamenti all’interno dei grattacieli di Milano Marittima e Cesenatico – racconta – sono tutti gelosissimi delle loro finestre con tendina scorrevole a vista mare". E all’orizzonte ci sono poi nuovi grattacieli cittadini. Solo a Milano se ne stanno progettando cinque. "L’importante è che questi edifici rimangano isolati. Devono rimanere dei segnali per individuare un’area, magari un’area riqualificata come la darsena di Ravenna".
La ricerca sul tema proseguirà anche nel 2007. Proprio Annalisa Trentin accompagnerà venti studenti in un nuovo laboratorio didattico pensato per studiare i migliori grattacieli nostrani e il luogo migliore per edificarli.