Parte in questi giorni un importante progetto di ricerca sostenuto da Eni, condotto dal Gruppo di Geoscienze della sede ravennate del Corso di Laurea in Scienze Ambientali, dalla Fondazione Alma Mater e dal Parco Regionale del Delta del Po. L'idea è creare una "Riserva per la Biosfera Unesco-Mab" nel Delta dell’Ural (Mar Caspio, territorio del Kazakhstan). Il progetto avrà durata biennale e si svolgerà sotto la supervisione di uno Steering Commitee che, tra gli altri, comprenderà anche esperti Unesco e Ramsar.
La riserva, che risponderà alle più consolidate procedure internazionali, è situata in un settore costiero del Mar Caspio nord-orientale particolarmente ricco in biodiversità che nel tempo ha visto progressivamente aumentare la pressione antropica. Con questo progetto Eni intende mettere in atto un’iniziativa di conservazione e valorizzazione della biodiversità e degli ecosistemi locali, supportando le autorità del Kazakhstan con gli strumenti tecnico-gestionali necessari per ottenere un riconoscimento a livello internazionale.
La diversità biologica presente nel Caspio e sulle sue coste fa della regione uno degli ecosistemi più preziosi del mondo, con un tasso di endemismi biologici molto alto. In queste aree lo storione, da cui si ottiene il caviale, si presenta come una delle specie di maggiore importanza nel patrimonio faunistico, con l'85% dell'attuale stock mondiale. Sempre in questa zona, vive la foca caspica dichiarata nel 2008 come specie a rischio estinzione. Trovandosi sulle rotte di milioni di uccelli migratori, la posizione geografica del Mar Caspio riveste un'importanza strategica quale rifugio per uccelli rari e gravati dal rischio di estinzione.
Tutte le attività previste verranno svolte in piena collaborazione sia con le locali istituzioni che con centri di ricerca della Repubblica del Kazakhstan, dal Ministero dell’Ambiente alla Provincia di Atryrau.
Sulla base di marcate similitudini ecologiche esistenti tra il Delta del Po ed il delta dell’Ural, questo progetto intende promuovere l’esportazione di un modello di sostenibilità di successo, combinando opportunità di conservazione ambientale e di sviluppo delle comunità locali, a partire dalla consolidata esperienza operativa e gestionale del parco emiliano-romagnolo. Tra i fattori comuni si segnalano il patrimonio naturalistico ed in particolare, per la sua valenza internazionale come anche per l’esigenza di integrare lo sviluppo economico con la protezione dell’ambiente, la convivenza con circostanti attività estrattive e industriali, nonché l’esigenza sempre maggiore di una gestione oculata delle risorse naturali.
Il rapporto che si andrà ad instaurare tra i due parchi e le relative istituzioni di ricerca offrirà, oltre all'opportunità di scambio e visita, una migliore conoscenza dei due ambienti, per confrontare le misure di protezione e sorveglianza e adottare le migliori metodologie di analisi e gestione. In particolare, una grande opportunità di studio è offerta a ricercatori e studenti della sede universitaria ravennate di Scienze Ambientali, che potranno confrontarsi ed operare sulle tematiche legate alla cultura della conservazione del patrimonio naturale in un’ottica di sviluppo sostenibile.