Vocazioni sacerdotali in calo ed edifici di culto sempre più esposti al rischio di abbandono e al conseguente progressivo degrado. Ricerca di nuovi paradigmi nella gestione degli edifici di culto e individuazione di altri possibili usi. Il convegno internazionale, organizzato dal Dipartimento di Architettura dell'Alma Mater con l’Arcidiocesi di Bologna, la FTER- Facoltà Teologica dell’Emilia-Romagna e il Centro Studi Cherubino Ghirardacci, dal 5 al 7 ottobre presso il Palazzo Magnani, a Bologna, farà un punto sull'urgenza di un ripensamento nelle logiche di gestione e uso del patrimonio degli edifici di culto.
Primo appuntamento sul tema in Italia, il convegno vedrà la presenza di oltre 50 ricercatori provenienti da molti paesi d’Europa, dal Canada e dalla gran parte delle Università e delle diocesi italiane, ove ricerche sul tema sono spesso già in atto.
La diocesi di Bologna conta 691 chiese. Di queste il 18% è situato entro i confini del Comune Capoluogo, con il 40% dei sacerdoti diocesani. A nord della via Emilia, nella porzione pianeggiante della diocesi, si situano il 33% delle chiese e il 42% dei sacerdoti diocesani. Sugli appennini invece, laddove gli edifici di culto presentano la maggiore densità, troviamo il 48% delle chiese diocesane e solamente il 17% dei sacerdoti: nel modello di Chiesa oggi in atto, ciò comporta che 51 sacerdoti gestiscano ben 335 edifici di culto.
Sono questi i dati che emergono a margine del Censimento degli Edifici di Culto che la Diocesi di Bologna sta portando avanti con il Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna e che ben riflettono una più vasta situazione di carattere nazionale. In un tempo in cui la Chiesa vive un processo importante ed evidente di trasformazione, le vocazioni sacerdotali si dimostrano in calo mentre gli edifici di culto restano nei territori e continuano a qualificarne l’identità e il profilo paesaggistico essendo però sempre più esposti al rischio di abbandono e al conseguente progressivo degrado. Si intravede come necessario un cambiamento di paradigma, sia in relazione alla gestione delle chiese dei contesti periferici, sia relativamente alla loro vocazione in questi territori.