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Qual era il metodo di lavoro di Leonardo e come si svolgeva l’attività nella sua bottega all'inizio del '500, quando stava dipingendo il Salvator Mundi? Dal 24 giugno al 23 settembre, il Museo Leonardiano di Vinci ospita la mostra "Il disegno anatomico di Leonardo al tempo del Salvator Mundi". All'inaugurazione, insieme al Sindaco di Vinci, Giuseppe Torchia, e al Vicesindaco e Assessore alle Politiche Culturali, Sara Iallorenzi, ci sarà la Prorettrice Vicaria dell’Università di Bologna, Simona Tondelli. Perché in mostra ci saranno anche alcune installazioni multimediali create dal Dipartimento di Architettura dell'Alma Mater per guidare i visitatori nell'universo dell'atelier di Leonardo.

Al centro dell'esposizione ci sono infatti due disegni anatomici di Leonardo con apporti di altri artisti della sua bottega, che per l’occasione potranno essere ammirati in originale. Su uno di questi, recentemente ritrovato e di proprietà del Civico Gabinetto dei Disegni del Castello Sforzesco di Milano, sono raffigurate copie da disegni anatomici di Leonardo e, nella parte posteriore del foglio, la scritta SALV<A>TOR MUNDI. Questo foglio offre la chiave per entrare nel laboratorio di Leonardo e svelare un contesto di produzione articolato e complesso, che aggiunge inediti e importanti tasselli alla storia dell’enigmatico dipinto.

La presenza sul recto di studi anatomici rivela come al tempo in cui si stava approntando la scritta epigrafica da porre sotto al dipinto o sulla sua cornice, sui tavoli di lavoro della bottega di Leonardo circolassero anche disegni del corpo umano realizzati dal maestro che gli allievi stavano copiando: un’idea questa che consente di fare importanti deduzioni sulla cronologia del dipinto, confermando il "Salvator Mundi" non solo come prodotto della bottega di Leonardo ma anche con un suo importante intervento.

Questa circostanza permette di ricostruire un denso ed innovativo scenario che consente di connotare un’epoca, un modo di creare le opere d’arte e di scoprire un universo multiforme che ben delinea possibili attribuzioni, mancanze, repliche, legami e differenze.

La presenza del disegno anatomico di mano di Leonardo proveniente dalla Veneranda Pinacoteca Ambrosiana consente al visitatore di mettere a confronto disegni autografi e copie eseguite a partire dei primi anni del Cinquecento, mentre visualizzazioni frutto di innovative tecnologie di riproduzione e di analisi in termini colorimetrici sviluppate dall'Alma Mater permettono di ricostruire il metodo di disegno e il modo di lavorare nell’atelier di Leonardo all’inizio del XVI secolo. In mostra trova spazio anche una presentazione degli strumenti per disegnare e della ricostruzione del modo in cui questi disegni venivano realizzati.

"La mostra rappresenta il nostro impegno verso gli sviluppi tecnologici per la valorizzazione dei Beni Culturali e il loro studio e analisi", spiega il professor Fabrizio Ivan Apollonio, Direttore del Dipartimento di Architettura dell’Università di Bologna. "ISLe (InSight Leonardo), la tecnologia sviluppata dal gruppo del Disegno del Dipartimento di Architettura per indagare i disegni antichi attraverso tavoli touch, consente di proiettarsi entro i piccoli e densi fogli leonardiani, per scoprire ciò che a occhio nudo non è possibile osservare".

Il progetto espositivo - corredato da un catalogo edito dalla Bologna University Press - nasce da un’idea di Pietro Cesare Marani e la sua realizzazione è frutto della collaborazione del Comune di Vinci con l'Università di Bologna e con le istituzioni che hanno prestato i fogli originali esposti, la Veneranda Biblioteca Ambrosiana e il Gabinetto dei Disegni delle Civiche Raccolte del Castello Sforzesco di Milano. La cura della mostra è dello stesso Marani con Roberta Barsanti e Marco Gaiani.