Trent'anni di guerra hanno devastato il loro paese, l'Afghanistan. Ora sembra arrivato il momento della ricostruzione: quella delle città, ma anche della società e di tutti gli aspetti del vivere finalmente in pace. In questo quadro non potevano mancare gli studi, in particolare quelli universitari.
E l'Università di Bologna si è attivata. Da alcune settimane sono ospiti del nostro ateneo 5 ricercatori afgani che frequentano il master in Development, Innovation and Change diretto dal prof. Antonelli della Facoltà di Giurisprudenza. Masood Gheasi, Said Ahmed Najib Mahomood, Najibullah Amin, Abdul Wahid Ziaz, Hamida Barrmaki. Quattro uomini e una donna: i primi ad uscire dal loro Paese dopo tre decenni di paralisi dovuti al conflitto da poco terminato.
"Il collega Massimo Papa ha passato parecchi mesi in Afghanistan per le Nazioni Unite - ha raccontato il Pro Rettore alle Relazioni Internazionali Roberto Grandi - e da lui è partita la proposta di accogliere i 5 ricercatori afghani".
Perché a Bologna? In primo luogo per la vocazione internazionale dell'Ateneo e perché l'Alma Mater è in prima fila nella ricostruzione dell'assetto giuridico dell'Afghanistan. Un'impresa non facile quella di far nascere un nuovo corso per gli studi giuridici tra le Facoltà di Giurisprudenza sorte prima della guerra su ispirazione di quelle francesi e le facoltà di Sharia, ovvero di diritto islamico.
"Non è possibile ricostruire la società civile se non partendo dal ruolo delle università, ha affermato Massimo Papa. Mi sono sentito per la prima volta orgoglioso di essere italiano all'estero. - ha proseguito - perché il nostro governo è stato promotore di questa iniziativa e l'Italia per prima è riuscita a dare esempio concreto di cooperazione universitaria".
Ma la cooperazione ha coinvolto anche altri ambiti. Per aiutare la permanenza dei cinque ricercatori a Bologna per un anno è stato avviato un notevole piano di aiuti. L'Università ha messo a disposizione gratuitamente l'iscrizione al master, oltre a integrare le borse di studio del Governo Italiano (in tutto 10 mila euro) e sostenere buona parte delle spese di alloggio grazie a una convenzione stipulata dal Settore Relazioni Internazionali.
Un contributo importante anche quello della Regione che ha assegnato una borsa di studio di 5000 euro all'unica ricercatrice donna del gruppo, Hamida Barrmaki, mentre l'Assessorato alla Scuola, Formazione e Politiche delle Differenze del Comune di Bolgona, insieme ai quartieri Navile e San Vitale si sono adoperati per l'ospitalità dei tre bambini della professoressa Barrmaki.
Soddisfazione è stata espressa anche dall'assessore regionale Gianluca Borghi che ha sottolineato come l'impegno di Regione Comune e Università possano dare segni concreti e tangibili nel processo di democratizzazione dell'Afghanistan.