Un compleanno importante non solo per l’Alma Mater, ma per l’intera comunità penalistica e processualpenalistica. Ricorre infatti il quinto centenario dall’istituzione, nello Studium bolognese, del primo insegnamento di materie criminalistiche. Per festeggiare l’anniversario il Preside di Giurisprudenza Stefano Canestrari ha diffuso un documento in cui si esprime la ferma condanna della pena di morte e l’esigenza della sua abolizione universale. L’iniziativa si pone in consonanza con l’impegno profuso dal nostro Paese sulla scena internazionale nelle campagne contro la pena capitale, sfociato recentemente nella risoluzione dell’Assemblea generale dell’Onu per la moratoria universale della pena capitale.
Preside Canestrari ci racconta quest'iniziativa?
"Nella doppia veste di Preside della Facoltà di Giurisprudenza e di ordinario di Diritto penale, mi sono fatto promotore di questo documento per l’abolizione della pena capitale nel mondo. E con grande soddisfazione posso dire che l’appello è stato raccolto dai Colleghi di tutte le Università italiane, ottenendo la sottoscrizione come primi firmatari dei professori Emeriti di Procedura penale Giovanni Conso e Franco Cordero, e di Diritto penale Giuliano Vassalli".
Come è stato accolto il documento da parte del mondo accademico?
"Nel giro di pochi giorni ha registrato il consenso di un’amplissima parte della comunità penalistica e processualpenalistica italiana. Sono davvero tanti i colleghi di tutte le università che hanno voluto esprimere la loro partecipazione sottoscrivendo il documento: credo che l’ampiezza e la tempestività delle adesioni raccolte dimostrino la sensibilità della comunità giuridica italiana verso questi temi al di là delle naturali differenze di vedute e orientamenti".
Preside, non crede che l'iniziativa possa sembrare di carattere prevalentemente simbolico?
"Al contrario, credo che questo documento rappresenti una testimonianza importante. Non dimentichiamo che l’abolizione della pena di morte rappresenta un requisito indispensabile per i Paesi che aspirino ad entrare a far parte dell’Unione europea: fra i valori che compongono la carta d’identità dell’Europa del diritto, il ripudio della pena capitale rappresenta uno dei tratti fondamentali".
Quali sono, secondo lei, le ragioni per cui la pena di morte andrebbe abolita?
"Le ragioni sono molteplici: dalla sua indimostrata efficacia deterrente all’irreparabilità delle sue conseguenze in caso di errore giudiziario. Ma, ancor prima, alla base del rifiuto della pena di morte stanno il rispetto dei diritti fondamentali, della vita umana e della dignità della persona".
Il documento è stato inviato agli atenei di tutto il mondo con cui l’Alma Mater ha contatti e scambi. Perché avete deciso di fare in modo che il documento valicasse i confini nazionali?
"La dimensione internazionale costituisce il terreno su cui si giocano, oggi, partite fondamentali. È quindi naturale che un messaggio contro la pena di morte aspiri a trascendere i confini nazionali. Ci pare anzi particolarmente significativo che, grazie alla rete dei contatti internazionali dell’Alma Mater, il documento sia stato inviato anche alle Università del mondo che hanno sede in Paesi in cui la pena di morte non è stata ancora abolita, e rappresenta una realtà della prassi giudiziaria".