Unibo Magazine

La Fondazione AlmaMedicina, nata nel 2004 per sostenere la ricerca medica a Bologna, ha selezionato i primi tre progetti da finanziare con i fondi raccolti dalle donazioni di Carisbo e da altri venti soggetti privati interessati allo sviluppo del settore medico. "Centomila euro circa per ogni progetto", ha dichiarato Guidalberto Guidi, Presidente di AlmaMedicina. Ne beneficeranno le ricerche sul trapianto del fegato coordinate dal prof. Mauro Bernardi (Direttore di Medicina Interna, Cardioangiologia ed Epatologia), le ricerche sul differenziamento delle cellule staminali coordinate dal prof. Carlo Ventura (Direttore del Laboratorio di Biologia Molecolare e Bioingegneria delle Cellule Staminali), e le ricerche sui vaccini tumorali coordinate dal prof. Pier Luigi Lollini (Direttore del Centro Interdipartimentale di Ricerche sul Cancro "Giorgio Prodi"). Tre progetti sviluppati da ricercatori dell’Università di Bologna, selezionati tra i quattordici sottoposti alla commissione di valutazione internazionale appositamente istituita da AlmaMedicina: "Quando la Fondazione è nata – spiega Maria Paola Landini, Preside della Facoltà di Medicina – ci siamo subito chiesti come utilizzare i finanziamenti raccolti, perché il problema non è solo la quantità ma anche la qualità. Abbiamo quindi chiesto a un board formato da otto esperti qual era il futuro della medicina. Dopo un pomeriggio di discussione, sono state indicate tre aree tematiche: i vaccini, il trasferimento clinico della ricerca genomica e la medicina rigenerativa. Abbiamo scelto di partire finanziando quest’ultimo settore di ricerca".

"AlmaMedicina – interviene il Rettore, Pier Ugo Calzolari – è il tentativo di sperimentare anche nel nostro ambiente ciò che è la norma nei paesi più avanzati: ovvero la raccolta di fondi privati per la ricerca scientifica, in questo caso la ricerca medica. Sappiamo che difficilmente il Ministero potrà fornire risorse aggiuntive, ma sappiamo anche che la concorrenza può essere vinta solo con la ricerca. Come qualcuno molto autorevole ha dichiarato, per rinascere l’Italia ha bisogno di tre ingredienti: ricerca scientifica, ricerca scientifica, ricerca scientifica".

Il finanziamento della ricerca è per AlmaMedicina anche un modo per stimolare la pratica clinica. "Dove si fa buona ricerca – assicura infatti Augusto Cavina, Direttore dell’Azienda Ospedaliera Sant’Orsola Malpighi – si garantisce anche una migliore cura, specie per le patologie complesse". Il policlinico universitario del resto si candida a raccogliere i prossimi finanziamenti di AlmaMedicina. L’idea dell’Ausl è di organizzare al proprio interno un sistema integrato di laboratori di ricerca in medicina, che abbia come perno centrale un nuovo laboratorio in cui siano concentrate le apparecchiature più costose e sofisticate, utilizzabili da tutti i ricercatori del settore e gestite da uno staff tecnico adeguato. I locali, già individuati all’interno dell’area S. Orsola, consistono in circa 1500 mq che verranno ristrutturati in due fasi: i primi 500 mq saranno disponibili a novembre 2006, mentre i restanti fra circa due anni.

Tornando al presente, il progetto del prof. Bernardi punta a risolvere il problema della cronica carenza di fegati da trapiantare. La sua ricerca punta cioè a trovare soluzioni per ridurre i danni agli organi da trapiantare nel tempo che intercorre tra il prelievo e il successivo trapianto (cosiddetto danno ischemico). Un eventuale successo delle sperimentazioni – sia chirurgiche che farmacologiche - permetterebbe l’utilizzo di una percentuale più alta dei fegati disponibili per il trapianto, aumentando la speranza di vita dei pazienti in lista di attesa.

Il danneggiamento dei tessuti e in particolare dei tessuti cardiaci è invece il fronte su cui interviene la ricerca del prof. Ventura. L’idea è che le cellule staminali adulte, in possesso di un notevole potenziale differenziativo, possano favorire un autorinnovamento dei tessuti danneggiati a seguito di patologie degenerative acute e croniche.

Il progetto diretto dal prof. Lollini, infine, studia nuove modalità di immunoterapia genica antitumorale, coordinando il lavoro di quattro unità di ricerca su due geni specifici: HER-2 e interleuchina 12 (IL12).