Unibo Magazine
"Più si va avanti, più la situazione si ingarbuglia: i concorsi vanno avanti, la fila si allunga". Il Preside della Facoltà di Economia, Sandro Sandri, sintetizza così la situazione prodotta nelle facoltà dal blocco delle assunzioni nelle università italiane, Bologna compresa. A Economia, ormai, "ho dieci persone in attesa, non so più cosa dire a queste persone". Significa che in tutto l'Ateneo bolognese aspettano l'assunzione centinaia di persone, tra ricercatori e professori. Di qui "l'angoscia dei presidi", per usare le parole di Sandri, che lunedì mattina ha aperto la conferenza nazionale convocata a Economia da alcune associazioni della docenza per fare il punto sulle proposte alternative al ddl Moratti.

Un documento rispetto al quale gli emendamenti finora apportati nell'iter parlamentare sono "marginali e di poco significato", spiega il prof. Sergio Sergi, lamentando l'impermeabilità  ai suggerimenti avanzati dal mondo accademico. "Il nostro giudizio rimane quindi fortemente negativo", sintetizza il professore.

La proposta alternativa dei docenti, a cui un gruppo di lavoro bolognese presenta alcune varianti, prevede tra l'altro la conservazione della distinzione tra tempo pieno e tempo determinato, un limite del 10% per i professori a contratto sul numero dei professori di ruolo e un esame di idoneità nazionale, che si andrebbe a inserire su concorsi ancora locali ma con commissioni sorteggiate. Il ruolo dei professori sarebbe unico e prima di accedervi si dovrebbe lavorare per quattro anni come contrattista, con retribuzione e trattamenti assistenziali equiparati a quelli degli attuali ricercatori confermati.