L’importanza di chiamarsi Andrea…
Secondo Wikipedia Andrea è il nome più diffuso tra i nuovi nati italiani degli ultimi anni. Anche l’Unibo ha il suo Andrea. E’ una nave scientifica da pesca, un motopesca per essere più precisi, che ha la sua base presso i Laboratori di Fano, avamposto marino del Bes, il Dipartimento di Biologia Sperimentale.
Il prof. Corrado Piccinetti, docente e responsabile del Laboratorio di Biologia marina e pesca di Fano, ce ne racconta la storia e la missione.
La prima curiosità è il nome: Andrea. Perché la nave dei Laboratori di Fano si chiama così?
"La nave da pesca scientifica "Andrea" deve il suo nome al ricordo del Prof. Andrea Scaccini, fondatore nel 1939 con il Prof. Alessandro Ghigi, del Laboratorio di Biologia Marina e Pesca di Fano e direttore dello stesso fino alla sua morte, avvenuta nel 1977. Nell’ambiente della pesca, ove il Laboratorio ha operato, si usa chiamare i motopesca con il solo nome, senza mettere il cognome ed è per questo che si è lasciato solo il nome "Andrea"".
E’ stata costruita dal Cantiere Navale Bugari di Fano ed ha specifiche funzionalità per la ricerca. Per esempio?
"Il Cantiere Navale Bugari di Fano ha vinto una gara internazionale alla quale hanno partecipato oltre 10 progetti. Le caratteristiche principali dell’Andrea sono quelle di essere un catamarano che presenta ampi spazi, buona stabilità, velocità fino a 15 nodi, due ampi laboratori di ricerca, 5 cabine per alloggiare fino a 10 ricercatori e tutte le infrastrutture e gli spazi per operare con attrezzi da pesca professionali quali reti da plancton, draghe, sonde e quanto altro necessario per la ricerca biologica in mare. La nave è classificata come motopesca per pesca scientifica e può operare in tutto il Mediterraneo, compiendo tutte le operazioni di pesca senza limitazioni, così da essere idonea a svolgere i vari compiti richiesti dalle diverse Amministrazioni".
Quanti sono i membri dell’equipaggio?
"L’equipaggio è composto da 6 persone con esperienza di pesca, come si conviene ad un motopesca. Vi è il comandante, il motorista e 4 marinai, uno dei quali con la funzione di cuoco ed uno addetto alla strumentazione di ricerca. L’equipaggio, come la gestione quotidiana, è a carico di una società di armamento, che provvede a tutte le incombenze pratiche che difficilmente una struttura universitaria potrebbe seguire con i tempi necessari".
Quali sono i tipi di ricerca che questa nave consente di fare?
"Le tipologie di ricerca che possono essere svolte sono molteplici. Esse comprendono la valutazione delle risorse biologiche, sia di organismi bentonici che pelagici, ricerche sul plancton, ricerche di oceanografia, senza particolari limitazioni in quanto il natante è molto versatile. Un’attenzione particolare viene assegnata alle ricerche in Adriatico nel quadro della collaborazione internazionale, che permette al motopesca Andrea di svolgere campagne anche in acque territoriali croate, in collaborazione con istituti di ricerca di tale Paese".
Qual è quella che ricorda più volentieri e perchè?
"Le ricerche che ricordo più volentieri sono quelle sulla valutazione delle risorse di fondo dell’Adriatico, perché è proprio con la realizzazione dell’Andrea che si è intensificata la collaborazione internazionale ed è stato possibile svolgere ricerche su tutto il bacino, senza più i limiti delle acque nazionali. Molti pesci sono comuni e hanno parte del ciclo biologico nella parte orientale e parte in quella occidentale dell’Adriatico. Solo svolgendo ricerche su tutto il bacino si può determinare la situazione delle risorse, il quadro biologico d’insieme e individuare le migliori forme per gestire la pesca. In questo quadro generale è in corso con i croati un’analisi congiunta della situazione delle risorse, per individuare le misure di protezione più adeguate tendenti ad una migliore sostenibilità della pesca".
Le ricerche del Laboratorio di Fano intessano aspetti biologici e tecnologici della pesca di alici, vongole e tonni, in particolare. Che rapporto c’è con le "politiche ittiche" e le disposizioni per la pesca?
"Le ricerche del Laboratorio di Fano interessano aspetti biologici sia delle risorse ittiche che vivono vicine al fondo, di grande importanza economica, come delle ricerche sulle altre risorse oggetto di pesca professionale, quali alici e sardine, vongole e tonni. Per ognuna di queste tipologie di pesca il ruolo del Laboratorio di Fano è di monitorare lo stock delle risorse biologiche e determinare come reagiscono alla pressione di pesca e alle variabili ecologiche. Questi dati sono forniti all’Amministrazione italiana per la predisposizione, ogni tre anni, di un piano triennale della pesca, ove confluiscono le diverse misure di gestione del settore. La conoscenza dell’andamento delle risorse è uno degli elementi importanti per la gestione della pesca".
Andrea è tornato da una missione a Spalato. Quali gli obiettivi del progetto in questione?
"L’Andrea è tornato questa settimana da una ricerca, in acque territoriali croate, che completa per tutto il bacino adriatico centrale e settentrionale la fotografia periodica sullo stato delle risorse. Nel complesso sono state effettuate 210 pescate (di cui 40 in acque croate) con uniformità di metodologia e stagione, così da raccogliere gli elementi per definire non solo l’abbondanza delle risorse, in relazione a 30 campagne precedenti, ma anche la distribuzione delle specie e la composizione demografica delle stesse. Queste informazioni permettono di fotografare la situazione delle risorse in mare, non influenzate dai problemi commerciali ed economici, diversi tra le aree, così da seguirne le tendenze e suggerire gli interventi mirati per migliorarne la gestione. La gestione non considera solo la situazione biologica delle risorse, ma anche numerosi altri aspetti, in particolare quelli sociali ed economici, con interventi integrati tra le varie competenze. Si sta andando verso una gestione integrata delle risorse, che viene chiamata approccio ecosistemico, ove si considerano le risorse, l’ambiente ove queste vivono, ma anche il contesto socio economico, che permette o meno il prelievo da alcune risorse. E’ un problema complesso, nel quale la ricerca del Laboratorio di Fano porta qualche elemento conoscitivo".