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Un pianoforte a coda dalla superficie ricoperta di nomi, frasi e graffiti. E tra questi spicca una scritta chiarificatrice: "Se non puoi suonarlo dipingilo". Lo strumento, finora conservato nei magazzini del DAMS, è uno degli oggetti che saranno esposti in "Settantasette - Mostra fotografico-documentaria sul '77 a Bologna". Curata da Gian Paolo Brizzi, Angelo Turchini, Paola Dessì, Daniele Negrini, Pier Paolo Zannoni, la mostra inaugurerà venerdì 28 settembre negli spazi del Cortile di Palazzo Paleotti (Via Zamboni, 25) e resterà aperta al pubblico per un mese, fino a domenica 28 ottobre.

Fissati ad una struttura di tubi innocenti, ben venticinque metri di pannelli espositivi ricostruiranno con giornali, ciclostilati, fotografie, e altri documenti gli avvenimenti del 1977 a Bologna, dall'inizio dell'anno al mese di settembre. E per ricostruire l'atmosfera cittadina e recuperare uno dei mezzi d'espressione più utilizzati in quegli anni saranno ricostruiti alcuni dei graffiti e delle scritte che comparivano sui muri di Bologna.

Un percorso che si snoderà attraverso il duplice punto di vista dei protagonisti. "La mostra - spiega Gian Paolo Brizzi, direttore dell'Archivio Storico dell'Università di Bologna - si propone di ripercorrere gli eventi attraverso i due attori che hanno animato quei mesi: il movimento studentesco da una parte, la città e l'Università dall'altra. Due livelli paralleli che non si sono mai incontrati". E questa incompatibilità storica di vedute sarà marcata anche graficamente all'interno dell'esposizione, con le vicende e le relative testimonianze di una parte e dell'altra disposte su due fasce che corrono parallele lungo i pannelli.

Oltre ai documenti fotografici e cartacei, la mostra darà spazio anche a un video, realizzato originariamente proprio nel '77 e successivamente recuperato e riadattato da Mili Romano, docente all'Accademia di Belle Arti, dal titolo "Il rumore del tempo. Bologna settembre 1977".

Le trasmissioni della storica emittente indipendente Radio Alice e la regsitrazione del comizio che i partiti organizzarono in città il 16 marzo, poi, saranno montati assieme in un documento audio che contrappone voci, pensieri idee delle due realtà protagoniste di quella stagione. "Riascoltando oggi quelle registrazioni - dice ancora Gian Paolo Brizzi - ci si rende conto che quelle erano le voci di due mondi inconciliabili, mondi che parlavano linguaggi diversi e che di conseguenza non potevano intendersi".

L'inaugurazione della mostra, venerdì 28 settembre, alle ore 17, sarà l'evento di chiusura della seconda giornata del convegno internazionale "Ripensare gli anni Settanta", promosso dall'Università di Bologna ed organizzato dal Dipartimento di Discipline Storiche, in collaborazione con l'Archivio Storico dell'Università e l'Istituto Storico Parri Emilia-Romagna.

Tre giornate di studi, da giovedì 27 a sabato 29 settembre, tra l'Aula Magna del complesso di Santa Cristina (Piazzatta Morandi, 2) e la Sala Ex Refettorio dell'Istituto Storico Parri (Via S. isaia, 20) per ripensare alla luce dei giorni nostri un decennio che ha rappresentato un fondamentale momento di svolta per la storia contemporanea nel mondo occidentale. "Il convegno - spiega Luca Alessandrini, Direttore dell'Istituto Storico Parri Emilia-Romagna - non sarà un evento celebrativo, ma un'occasione per ripensare quel periodo dal punto di vista storico. Abbiamo voluto leggere il '77 all'interno di un decennio, agli anni Settanta appunto, che rappresentò un momento di grande crisi: finisce la centralità del movimento operaio, finisce l'idea di progresso e la convinzione che i figli staranno meglio dei loro genitori".

Docenti universitari, storici, studiosi sia itaiani che stranieri affronteranno allora il decennio della controcultura e del punk, degli anni di piombo e dei movimenti, atraverso prospettive sociali, culturali, economiche. Il femminismo, l'omicidio di Francesco Lorusso, la crisi economica, la militanza politica, la fine della classe operaia sono solo alcuni dei temi di cui si occuperanno i numerosi interventi previsti dalla tre giorni di convegno. Tre giorni che, partendo da una prospettiva generale e complessiva (giovedì 27), passeranno alla realtà italiana (venerdì 28), per concentrarsi infine sul '77 bolognese ed emiliano-romagnolo (sabato 29).

Dopo trent'anni, ripensare agli anni Settanta diventa insomma non solo un'esigenza storica, ma anche un modo per capire da dove nasce la condizione attuale, quale fu il punto di rottura, il momento di crisi, che conduce ai giorni nostri. "Gli anni Settanta - sottolinea Valerio Romitelli, docente presso il Dipartimento di Discipline Storiche e tra i relatori del convegno - rappresentano il crinale tra il passato remoto e il passato prossimo. Che lo vogliamo o no, siamo tutti figli degli anni Settanta: è in quel decennio che comincia ciò che ci è più vicino".