Unibo Magazine

"L’incidenza di forme iniziali e asintomatiche di arteriopatia obliterante periferica nella popolazione italiana (quasi  il 23%)  - afferma il professor Claudio Borghi, Direttore della Unità Operativa di Medicina Interna che coordina il progetto Pandora  - è nettamente più elevata di quanto non si credesse finora e coinvolge anche individui a rischio cardiovascolare lieve-moderato". Persone, insomma, che "sfuggono" alla valutazione dei fattori di rischio 'abituali'" e per i quali i medici solitamente non predispongono accertamenti diagnostici specifici.

Lo studio Pandora, acronimo ricavato da alcune lettere del titolo che per esteso è Prevalence of peripheral Arterial disease in subjects with a moderate cvd risk, with No overt vascular Disease OR diAbetes mellitus, ha messo i riflettori sull'incidenza di questo disturbo.


"Ha coinvolto 10.287 pazienti a rischio cardiovascolare lieve-moderato – dice il prof. Borghi - in 594 centri in Italia, Belgio, Olanda, Svizzera, Grecia e Francia. In Italia i pazienti sono stati 5298, arruolati in 30 diverse ASL. Il 17.8% dei soggetti presi in esame si è mostrato affetto da arteriopatia obliterante periferica (Aop), documentata da un alterato indice pressorio caviglia/braccio (Ankle-BrachialIndex, ABI), il parametro diagnostico principale per questa patologia. Inoltre il 20,7% dei pazienti mostrava un ABI borderline. In particolare in Italia la percentuale di prevalenza di Aop nel campione ha raggiunto addirittura il 22.9%".


I ricercatori hanno chiamato a raccolta 289 medici di medicina generale associati Fimmgper. "Un ruolo fondamentale il loro -continua Borghi. – Lo studio prevedeva che il medico di medicina generale usasse uno strumento per la misurazione del rapporto fra la pressione misurata al braccio e quella misurata alla caviglia. Quando questo rapporto è sbilanciato (inferiore a 0,9) siamo in presenza di Aop e quindi di alto rischio cardiovascolare".

Quali dunque gli strumenti per identificare i pazienti a rischio? "Basta un semplice esame del sangue per valutare il profilo lipidico, un metro per misurare la circonferenza addominale, una bilancia per misurare il peso, uno sfigmomanometro per la pressione". I pazienti affetti da Aop vanno identificati in tempo, perché questa patologia è un vero e proprio indicatore di rischio cardiovascolare spesso ignorato. Chi ne soffre deve essere trattato precocemente, per prevenire eventi che lo porterebbero alla disabilità o alla morte. Nell'ambito della popolazione esaminata, per esempio, il trattamento con statine è risultato associato a un rischio ridotto del 46% di soffrire di Aop".


Purtroppo, ad oggi, la misurazione ambulatoriale dell’indice pressorio caviglia/braccio è uno strumento ancora poco utilizzato nella pratica clinica, sebbene la sua rilevazione sia efficace, poco costosa e assolutamente praticabile nell’ambulatorio del medico di Medicina Generale.

Ciò, forse, è dovuto anche al fatto che la consapevolezza di questa malattia è decisamente inferiore a quella di altre patologie cardiovascolari, nonostante condivida gli stessi fattori di rischio e le Linee Guida raccomandino per questa malattia gli stessi obiettivi terapeutici (controllo dei livelli plasmatici di colesterolo) raccomandati nei pazienti che hanno avuto un infarto. Anche in questo ambito oltre che nella formazione dei medici di base, lo studio è quindi fondamentale.


"I risultati di questo studio- conclude Borghi- saranno divulgati attraverso appositi congressi e meeting, oltre che attraverso importanti riviste di settore. Dopo la diffusione dei risultati a livello aggregato, ciascun paese proseguirà pubblicando quelli specifici e li analizzerà all'interno dei sottogruppi".