Unibo Magazine
Venti studenti di archeologia dell'Università di Tirana hanno partecipato quest'anno (tra i mesi di settembre e novembre 2004) alle attività della Scuola Estiva di Archeologia, diretta dal prof. Sandro De Maria (Università di Bologna) e organizzata in collegamento con la Missione Archeologica Italiana a Phoinike. Dopo aver partecipato agli scavi nell'antica città di Phoinike (Albania meridionale), anch'essi diretti dal prof. Sandro De Maria e dalla sua collega albanese prof.ssa Shpresa Gjongecaj, gli studenti albanesi sono stati introdotti in Italia alle nuove forme di gestione dei beni culturali e dei musei nazionali e locali. Hanno così potuto visitare il Museo Civico Archeologico di Bologna e sono venuti a conoscenza degli aspetti didattici e delle molteplici attività che questo importante museo dell'Italia Settentrionale organizza per il suo pubblico. Inoltre gli studenti albanesi, alcuni dei quali visitavano per la prima volta l'Italia, hanno avuto modo di conoscere alcuni siti archeologici indagati dall'Università di Bologna (Dipartimento di Archeologia) nelle regioni dell'Emilia-Romagna e delle Marche e sono venuti a conoscenza dei programmi di tutela, manutenzione e razionale valorizzazione di questo patrimonio.

Grazie al sostegno del Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Italiana e dell'Università di Bologna, questa opportunità ha avuto un'importanza particolare per i giovani albanesi, dal momento che essi saranno i futuri gestori del patrimonio archeologico del loro Paese. I giovani hanno avuto la possibilità di conoscere le più recenti modalità che nazioni europee, come l'Italia, hanno sviluppato per il processo di tutela, conservazione e valorizzazione del patrimonio archeologico e culturale.

Questa Scuola Estiva assume un valore maggiore se si pensa al fatto che l'Albania subisce oggi le conseguenze della cattiva amministrazione e dell'indifferenza dello stato verso il patrimonio archeologico, benché gli specialisti valutino che una gestione appropriata porterebbe consistenti introiti per il piccolo stato balcanico. Reduce da una severa dittatura, durata quasi mezzo secolo, che fece della storia e del patrimonio culturale una sua proprietà, l'Albania si è dimostrata impreparata ad affrontare il nuovo sistema, quello pluralista, dopo gli anni Novanta del secolo scorso. Il vecchio sistema di gestione dei beni culturali si è subito rivelato inadeguato per le nuove condizioni che l'Albania si è trovata ad affrontare proprio nei primi anni Novanta. Mentre durante il comunismo lo stato aveva creato una difesa efficace e una gestione rigorosa dei monumenti culturali, dopo l'abbattimento di questo regime tutte le strutture realizzate a questo scopo cominciarono a essere abbandonate. I siti archeologici vennero trasformati in luoghi di rapina e di scavi clandestini. Non era quasi più possibile sostenere alcuni dei musei più importanti con i soli fondi statali. Ma d'altra parte i dirigenti di questi musei non erano in grado di attirare investimenti stranieri. Di conseguenza, circa un terzo dei musei albanesi, compresi quelli comunali e quelli nazionali, entrarono un uno stadio di transizione dal quale fanno ancora fatica ad uscire.

"Penso che l'esempio visto da vicino in Italia dimostri nel migliore dei modi in quale stato si trovino oggi i musei in Albania" afferma Albana, una delle studentesse partecipanti alla Scuola Estiva. I problemi dei musei albanesi, e quelli del patrimonio culturale in generale, tradiscono non soltanto l'incapacità delle istituzioni responsabili ad ottenere gli investimenti, ma soprattutto la loro inadeguatezza a conservare e tutelare un patrimonio prezioso. Non senza ragione, infatti, molti dei musei albanesi rimangono oggi chiusi. Un ulteriore problema che si trovano oggi ad affrontare i musei albanesi è costituito dalla loro incapacità di trasformarsi in istituzioni polifunzionali, dunque in centri museologici (con funzioni didattiche, scientifiche e di studio). "Penso che, purtroppo, il museo in Albania viene visto come una istituzione avente come suo unico scopo l'esposizione del proprio patrimonio, mentre in Italia ho potuto constatare che, attraverso attività molteplici, un museo può essere contemporaneamente un luogo di studio molto appropriato" afferma Ilir, studente al terzo anno dell'Università di Tirana.

L'attrazione di un pubblico sempre più vasto sottintende anche la concezione del museo come fonte di guadagno, l'autofinanziamento dunque dei musei in funzione della propria rivitalizzazione. Dion, neolaureato all'Università di Tirana e partecipante alla Scuola Estiva, crede che un ulteriore problema riscontrabile nella situazione generale dei musei in Albania sia dato dalla loro assenza dalla rete internazionale delle istituzioni culturali. Questa partecipazione comporterebbe, secondo lui, la ricezione e la trasmissione di informazioni e lo scambio delle reciproche culture ed esperienze. Grazie alla loro partecipazione alle attività della Scuola Estiva in Italia, gli studenti albanesi hanno compreso che per raggiungere ciò è necessaria una nuova concezione delle attuali strutture, sotto una nuova visione. Questo è possibile solo dopo la formazione di una nuova generazione, e solo dopo che ogni vecchia concezione sia stata superata. In questo contesto, l'iniziativa dell'Università di Bologna nell'organizzare la Scuola Estiva di Archeologia va salutata con ottimismo. Non solo, questa iniziativa si è dimostrata davvero necessaria.