L’appuntamento che si annuncia per giovedì 12 febbraio, ore 17, nella sala Stabat Mater dell’Archiginnasio, sarebbe a prima vista null’altro che la presentazione di un libro, una delle tante che si tengono in quella prestigiosa sede. Si tratta del numero 7 di una pubblicazione periodica, l’Annuario della Scuola di specializzazione in Beni Storici Artistici dell’Università di Bologna, ma in realtà, attraverso questo rito, è l’intera Scuola dell’Ateneo bolognese che intende presentarsi alla cittadinanza.
Le varie riforme recenti hanno fatto sì che delle vecchie Scuole di specializzazione di ambito umanistico se ne siano salvate solo due, appunto quella per l’arte, e l’altra gemella per l’archeologia.
Il loro compito resta dei più alti, devono preparare i migliori elementi che poi cercheranno di essere assunti dal sistema museale nazionale, attraverso gli organi delle Soprintendenze, ma anche dalle tante istituzioni parallele che esistono presso gli enti locali e le fondazioni private.
Purtroppo, nel nostro Paese si dà la ben nota discrasia tra l’importanza che può vantare il nostro patrimonio artistico e le poche risorse che gli sono messe a disposizione, ragione di più per puntare a una preparazione di alto livello dei futuri responsabili di un bene così prezioso, e le due Scuole in oggetto costituiscono le migliori porte d’ingresso.
Naturalmente, un evento di tanta importanza è affidato ai rappresentanti più autorizzati, quindi prenderanno la parola Renato Barilli, attuale Direttore della Scuola, Vera Fortunati, che lo è stata in passato, mentre ora dirige l’intero Dipartimento delle arti visive cui la Scuola afferisce, e ci sarà con loro Claudio Marra, ben noto docente nelle materie della storia e tecnica della fotografia.
A riprova che la Scuola non intende affatto chiudersi a riccio sui soli docenti universitari, interverranno pure qualificati rappresentanti di istituzioni museali come Massimo Medica, che dirige il Museo medievale del Comune e insegna a contratto nella Scuola.
L’Annuario ha un titolo significativo, Arte attraverso i secoli, e così è, in quanto i saggi pubblicati, tratti dalle migliori tesi di diploma discusse negli ultimi tempi, spaziano da temi del Trecento ad altri del Rinascimento, toccando aree della contemporaneità e delle nuove tecnologie, con un gioco a tutto campo. Ma non è tutto, perché, come consuetudine, l’Annuario contiene anche un inserto, e quello del presente numero, a cura di Antonella Huber, riguarda la figura dell’architetto Leone Pancaldi, cui si deve l’aver progettato la Galleria d’arte moderna nella sua vecchia sede alla Fiera, oltre a tanti altri edifici in città, come il Palazzo della Regione e la ristrutturazione della Pinacoteca. Una figura, quella di Pancaldi, che divide con quella di Enzo Zacchiroli il merito di aver rappresentato al meglio l’architettura bolognese nel secondo dopoguerra, l’uno sviluppandone un volto di anticipo sul postmoderno, l’altro invece insistendo con rigore sui moduli del Movimento moderno.