Autismo: un primo passo verso la comprensione delle cause
Pubblicati i primi risultati della vasta analisi condotta dal Progetto Genoma Autismo. Tra i ricercatori impegnati, anche la Professoressa Elena Maestrini del Dipartimento di Biologia Evoluzionistica Sperimentale
Sono stati pubblicati dalla rivista Nature Genetics i primi risultati di quella che è la più grande analisi genomica mai effettuata sull'autismo. La ricerca, effettuata sui campioni di DNA di circa 2000 famiglie che presentano soggetti colpiti dalla malattia, è giunta infatti alla conclusione della sua prima fase. Molta è ancora la strada da fare, ma i passi avanti compiuti non possono che essere incoraggianti per il futuro.
La Professoressa Elena Maestrini, docente presso il Dipartimento di Biologia Evoluzionistica Sperimentale dell'Università di Bologna, fa parte del gruppo internazionale di studiosi che, sotto l'egida del Progetto Genoma Autismo, lavora per ricercare le cause di questa complessa malattia neurologica che si manifesta in sei bambini ogni mille. A lei abbiamo chiesto di spiegare questo primo passo avanti nella ricerca sull'autismo.
Professoressa Maestrini, questa ricerca nasce nell'ambito del Progetto Genoma Autismo (AGP), quali sono le origini di questa iniziativa internazionale?
Il Progetto Genoma Autismo nasce nel 2002 dall'unione di quattro consorzi che già si occupavano di questo tipo di ricerche. Con l'avanzamento dell'attività di studio, era sorta l'esigenza di analizzare un numero consistente di casi, che potesse essere statisticamente rilevante. E' allora nata l'idea di unire le forze e condividere i campioni di DNA per continuare il lavoro su scala più ampia e quindi più efficace.
Come viene portata avanti la ricerca?
Le basi genetiche dell'autismo sono molto complicate. L'attività di ricerca si basa sull'analisi genetica molecolare di una serie di campioni di DNA. I campioni provengono, in questa prima fase dello studio, da famiglie che presentano almeno due casi di soggetti affetti da autismo. Scopo degli studi è cercare di individuare le varianti genetiche che sono collegate alla malattia.
Quali sono i risultati raggiunti da questa ricerca? Si è parlato, nei giorni scorsi, di importanti scoperte circa un gene responsabile della malattia.
Nei giorni scorsi si sono letti sulla stampa italiana titoli che facevano riferimento alla presunta scoperta di un presunto 'gene dell'autismo'. Le cose non stanno affatto così, se non altro perché l'autismo è nella maggior parte dei casi una condizione genetica multifattoriale: non può essere quindi sempre un solo gene il responsabile unico della malattia. Quello che sappiamo è che l'autismo è il risultato di una serie di anomalie cromosomiche e questa prima fase della ricerca ha prodotto alcuni risultati proprio nel cercare di localizzare queste anomalie.
Ovvero?
L'unione di un tipo di analisi genetica più tradizionale con un secondo e nuovo tipo di analisi che punta all'individuazione di piccole variazioni nella sequenza di DNA, variazioni che non sono normalmente individuabili al microscopio e che vengono chiamate "Variazioni del Numero di Copie" (CNV), ha portato interessanti risultati: in primo luogo si è visto come queste variazioni sono decisamente più frequenti di quello che si pensasse. L'obiettivo allora è capire quali tra queste sono correlate all'autismo. Poi, è stato trovato, ma in un solo caso sulle circa 2000 famiglie che sono state esaminate, un difetto nel gene neurexina 1. L'aspetto interessante di questa scoperta, che pure, è bene ripeterlo, è un caso isolato in questa ricerca, sta nel fatto che il gene neurexina 1, insieme ad altri, è il responsabile della regolazione delle sinapsi neurali: si può allora pensare che questo sia uno dei meccanismi che sono alterati nelle condizioni autistiche.
Si è anche parlato della scoperta di una particolare zona del cromosoma 11.
E' vero. Attraverso la mappatura dei possibili geni responsabili dell'autismo è stato possibile localizzare una zona di questo particolare cromosoma, il cromosoma 11 appunto, che si ipotizza possa contenere alcuni geni responsabili della malattia. Alla seconda fase dell'analisi spetterà il compito di approfondire tutti questi primi risultati.
In che cosa consiste questa seconda fase?
La seconda fase del progetto vedrà due novità sostanziali: da un lato verrà effettuata un'analisi del DNA a maggiore risoluzione, dall'altro sarà aumentato il campione di famiglie da analizzare: da famiglie con almeno due casi di autismo, si allargherà il campione a famiglie con almeno un caso.
In conclusione, allora, qual è lo stato attuale della ricerca sull'autismo?
Le conclusioni raggiunte in questa prima fase della ricerca rappresentano un primo risultato per una migliore comprensione dei meccanismi neurologici e dei difetti genetici che sono responsabili dell'autismo. E' certamente un primo passo, ma c'è ancora molto da fare. Ad oggi, riusciamo a individuare la causa di una condizione autistica circa nel 10% dei casi: questa percentuale è destinata ad aumentare, la strada però è ancora lunga.