Si conclude con risultati molto promettenti sul piano della possibilità di diagnosi precoce della malattie da prioni - tra cui la più nota è il morbo di Kreutzfeldt- Jakob, versione umana della "malattia della mucca pazza"- la ricerca avviata nel 2002 dall’Unione Europea e coordinata dal prof. Bruno Barbiroli del Dipartimento di Medicina Clinica e Biotecnologia Applicata dell’Università di Bologna e responsabile del servizio "Diagnostica con spettroscopia RM" del Policlinico S Orsola Malpighi.
All’incontro conclusivo tra tutti i partners del progetto europeo, venerdì 30 giugno dalle ore 9.00 presso l’Aula Murri Policlinico S.Orsola Malpighi, saranno presentati i risultati, ossia la dimostrazione che indagini avanzate di risonanza magnetica sono in grado di distinguere le varie forme di demenza legate alle malattie da prione da quelle su base degenerativa, (tra cui la malattia di Alzheimer). In altri termini è possibile sottoporre a risonanza magnetica – quindi ad un esame non invasivo e facilmente ripetibile senza danni - i pazienti ancora in stadi estremamente precoci della malattia. Tutto ciò apre la strada ad interventi terapeutici che hanno l’obiettivo di intervenire prima che si presenti un danno avanzato.
Il risultato della ricerca bolognese è particolarmente importante dal momento che finora non esistevano test diagnostici non invasivi in grado di differenziare con certezza le malattie da prioni da altre forme di demenza su base degenerativa o su base vascolare.
La ricerca è stata promossa dalla Commissione Europea, che nel 2002 ha finanziato uno studio multicentrico dal titolo "In vivo magnetic resonance diagnostic surrogate markers in prion diseases". Allo studio, coordinato dall’Università di Bologna, hanno partecipato i Centri di sorveglianza per le malattie da prioni italiano (diretto dal prof. Maurizio Pocchiari) ed inglese (diretto dal prof. Robert Will), l’Istituto Superiore di Sanità, e le Università di Edimburgo, di Oxford, di Southampton e di Bologna. L’unità di ricerca di Bologna ha operato in stretta collaborazione con il Dipartimento di Scienze Neurologiche dell’Alma Mater ed ha usufruito del contributo delle Unità Operative di Neurologia della Regione.