Stando alle più recenti indagini di settore sul territorio dell'Unione Europea sono presenti più di 500.000 siti contaminati da metalli pesanti e inquinanti organici: ex aree industriale o periferie di grandi centri abitati che nel complesso creano un'emergenza ambientale su scala continentale. Per affrontarla gli esperti concordano sulla necessità di strumenti di monitoraggio e depurazione che combinino elevata efficienza e ridotto impatto ambientale. Di certo le biotecnologie rappresentano il serbatoio privilegiato a cui attingere, ma, come emerso in un recente convegno tenutosi in Grecia, raramente i programmi di studio universitari danno agli studenti un background sufficiente ampio per affrontare questa nuova sfida ecologica. Ecco allora che si è pensato di ovviare a questa lacuna coagulando nelle lezioni di una summer school le competenze - chimiche, biologiche e ingegneristiche - necessarie: 27 docenti provenienti da tutta Europa sono proprio in questi giorni, dal sette all'undici settembre, riuniti alla Facoltà di Ingegneria di Bologna per dare il loro contributo alla European Summer School in "Innovative Approaches to the Bioremediation of contaminated sites". "Il nostro obiettivo - dice il prof. Fabio Fava, direttore della scuola assieme al prof. Canepa - è semplice: creare biotecnologi aggiornati sulle più avanzate tecniche di monitoraggio e depurazione dei siti".