Unibo Magazine

Le immagini dei professori e dei tanti ospiti intervenuti si susseguono, raccogliedo frammenti di lezioni, indugiando sulle schermate e i video illustrativi, intervallate da fotografie degli studenti in classe, in riva al mare, a bordo di una nave, riunitii a cena o a vedere uno spettacolo medievale nel castello di Gradara. Sono le sequenze di un video reso disponibile su YouTube che in poco più di sei minuti racconta uno spaccato della summer school in "Archeologia navale e storia marittima", edizione 2007. Oppure una pagina web resa attiva, multimediale e partecipativa grazie alla struttura propria del blog, che raccoglie fotografie, immagini, informazioni sulla summer school di architettura "The Invisible Cities" e racconta ciò che è accaduto nelle scorse edizioni anche attraverso una serie di interviste e filmati.

Esempi di come gli strumenti messi a disposizione dalla rete siano sempre più integrati con la diffusione e la crescita della didattica. E le summer school universitarie, per loro stessa natura aperte e dinamiche, ben si prestano ad essere modellate attraverso idee e media innovativi.

Nate nei paesi anglosassoni come corsi estivi intensivi, le summer school si sono velocemente diffuse in tutto il mondo accademico e dal 2004 anche l'Università di Bologna le ha introdotte come nuovo strumento formativo interdisciplinare, aperto a studenti italiani e stranieri. Il programma per il 2008 prevede una cinquantina di proposte tra cui scegliere: corsi che hanno in comune la breve durata (da una a quattro settimane), l'offerta di crediti formativi spendibili in ambito internazionale e una localizzazione spesso insolita, da Monte San Pietro all'Egitto, da Fiesole a Boston, da Cattolica a Londra. Corsi intensivi e specialistici, incentrati sulle discipline più diverse, che alle comuni lezioni affiancano workshop, laboratori, visite culturali, esperienze sul campo. E strumenti multimediali.

"Ogni lezione del corso viene filmata, allo scopo di creare un archivio video delle diverse edizioni della scuola anno dopo anno", spiega Maria Lucia De Nicolò, direttrice della summer school "Mediterraneo. Economia dei litorali e gestione delle risorse dall'Antichità al Novecento", con sede a Cattolica. Un video che racconta le tante iniziative messe in campo durante l'edizione dello scorso anno è stato montato e caricato su YouTube. "Si possono vedere momenti delle lezioni in aula, arricchiti dal materiale fotografico che documenta le diverse visite culturali e le attività sul campo, come la giornata passata a bordo di una motonave peschereccio o la serata al castello di Gradara dove abbiamo assistito ad una rievocazione medievale".

E visto il successo dell'idea e la risposta molto positiva degli studenti, per l'edizione 2008 della summer school (in programma dall'1 al 6 settembre) si punta ad ampliare ulteriormente l'utilizzo del video. "Vogliamo potenziare l'attività di documentazione - continua la prof.ssa De Nicolò - filmando non solo le lezioni, ma anche le visite sul territorio, le attività culturali e i diversi momenti di socializzazione. Il materiale sarà poi utilizzato per realizzare un DVD da consegnare a tutti gli studenti al termine del corso, assieme al materiale informativo e alla documentazione prodotta".

Anche la summer school "The Invisible Cities. Lessons in Drawing for a Sustainable Century" ha messo online dei video per documentare le edizioni degli anni passati: presentazioni e interviste agli studenti inserite questa volta non su YouTube, ma direttamente nel blog della stessa summer school. Uno strumento, il blog, che viene utilizzato non solo come aggregatore dinamico di informazioni, immagini, video, ma anche come mezzo per la crescita e lo sviluppo del corso. "Sul futuro delle nostre città - spiega il direttore del corso Giuseppe Amoruso - occorre apprendere tante scomode verità e per conoscerle occore uscire dai confini angusti di taluni media tradizionali e cercare delle tracce magari in rete".

Del resto, la summer school "The Invisible Cities" (in programma dal 22 giugno all'8 luglio, tra Londra, Oxford, Poundbury, Plymouth e Morciano di Romagna) si ispira direttamente al celebre "Le Città Invisibili" di Italo Calvino, testo che sottolinea la difficoltà del percepire e descrivere la città: la rete diventa allora uno strumento di condivisione forse cruciale per tentare di superare questi ostacoli. "L’invito - continua il prof. Amoruso - è a cercare le proprie tracce viaggiando e studiando all’estero: disegni, promessa di felicità, pensieri, documenti, la bellezza dei nostri paesaggi, film, libri e città visibili servono a comunicare un possibile scenario per il nostro futuro". E anche una summer school, con il suo blog, può diventare un ottimo punto di partenza.