Dal giudizio dei docenti internazionali al rapporto tra studenti e docenti, dal grado di internazionalizzazione al numero delle citazioni. Sono alcuni dei parametri presi in esame dalla celebre classifica, giunta alla sua 5 edizione e che ha registrato quest'anno il più alto livello di risposta da parte degli atenei: 6354 accademici e 2339 amministrativi coinvolti nella raccolta dei dati.
E la classifica si conferma tutta anglosassone ai vertici. Tra le prime 100 università infatti ben 42 sono in Nord America, 22 in Europa e 36 nell'area Asiatico-Pacifica. Ma se si focalizza l'attenzione alle prime 10 ben 6 atenei sono collocati negli Stati Uniti (Harvard, Yale, California Institute, Chicago University, Massachusetts Insitute of technology, Columbia) e 4 nel Regno Unito (Cambridge, Oxford, Imperial College, UCl).
Nella top 200, dove l’Alma Mater è l’unica tra le università italiane, si registra la presenza di atenei che provengono da 33 paesi (mentre nel 2007 provenivano 28). L'Alma Mater è al 192 posto. "E' un successo che continuiamo ad essere nel 2% dell'eccellenza, siamo tra le prime duecento su ventimila istituzioni universitarie al mondo" - commenta il Rettore Calzolari.
"Il calo di posizione rispetto allo scorso anno (173° posto) in queste classifiche non dipende tanto da quanto accade al nostro ateneo, ma da quello che succede in tutti gli altri. Se noi miglioriamo ma qualcuno migliora più rapidamente di noi, ci passa avanti".
"Siamo inoltre tra i primi 100 atenei d’Europa – continua il Rettore Calzolari -. Ci pare un risultato sorprendente se si considera che l’Italia non solo è uno dei paesi europei che meno investe in ricerca, ma con i recenti tagli all’università, rischia di arrecare un danno epocale ai propri atenei, da cui esce, è bene ricordarlo, l’80 per cento dell’intera attività di ricerca del paese".
Ma torniamo a qualche dato. Nella classifica per grandi aree di ricerca siamo sempre nei primi 140 posti nel mondo. In Scienze Umane siamo al 55° posto, Scienze Sociali al 90°, Scienze Naturali al 134°, Ingegneria e Information Technology al 136°, Scienze della Vita e Biomediche al 137°. Le differenze tra le valutazioni delle discipline dipendono sia dal nostro valore sia dalla numerosità e dalla quantità di investimenti delle università concorrenti.
"Per comprendere il significato di questo dato – spiega il pro Rettore alle relazioni internazionali Roberto Grandi - dobbiamo disaggregarlo nelle voci che lo compongono per capire di che cosa costituisce la media.
Siamo ben al di sotto del 200° posto per quanto riguarda il rapporto studenti-docenti e la presenza di docenti stranieri nel nostro Ateneo che è effettivamente troppo bassa. Siamo invece ben al di sopra del 200° posto in altre variabili. Siamo infatti all’86° posto nel mondo per quanto riguarda la valutazione del nostro corpo docente: un grande risultato, perché ci pone ai vertici internazionali per valutazione e stima da parte dei colleghi stranieri. Un’ulteriore conferma che "l’Alma Mater sta facendo la sua parte a livello internazionale e grazie al potenziale del proprio corpo docente sarebbe in grado di scalare ulteriormente tutte le classifiche, se solo il paese puntasse sulla formazione universitaria e sulla ricerca".
Proprio allargando lo sguardo agli atenei del resto del mondo sia il pro Rettore Grandi conclude commentando l’entrata in classifica delle università asiatiche. "Là dove i governi investono in formazione superiore e tecnologia queste università eccellono per quanto riguarda la presenza di docenti stranieri e di strutture di servizio, di laboratorio e rapporto docenti-studenti, tanto da farle avanzare in classifica rispetto all’Alma Mater. Per ora sono molto indietro rispetto a noi nella produzione scientifica e nella valutazione della comunità scientifica internazionale, ma non lo saranno ancora per molto".