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Un risultato significativo, anche se non definitivo, quello che è stato presentato ieri al Cern di Ginevra sugli esperimenti  Atlas e Cms condotti per verificare l’esistenza del bosone di Higg, detto la "particella di Dio", ovvero quella particella, postulata dallo scienziato Higgs, che assegna massa alle altre e che sarebbe quindi la madre di tutte.

Esperimenti che, nel corso di un intero anno, hanno portato a scontrarsi alla velocità della luce miliardi di particelle producendo risultati compatibili con l’esistenza di tale bosone. "I rilevatori - spiega Antonio Zoccoli, docente di Fisica sperimentale dell'Alma Mater, direttore dell'INFN bolognese e da poco nominato membro della giunta esecutiva nazionale - hanno visto la particella, seppure in posizioni diverse ma in un range ragionevole per dire che c'è". Da anni il mondo della fisica dibatte sull'esistenza o meno del bosone. Una conferma equivarrebbe ad avallare l'idea di Natura che la fisica ha fino ad ora costruito, mentre se così non fosse bisognerebbe riscrivere tutto daccapo.
 
Alla ricerca del Cern hanno preso parte anche diversi "bolognesi"  ricercatori dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, docenti universitari e studenti del dottorato di ricerca.


Per quanto concerne Atlas le analisi dei dati portate avanti dal gruppo di Bologna riguardano la ricerca della supersimmetria e di particelle di Higgs sia del modello standard che supersimmetriche, lo studio di eventi contenenti il quark top per ricercare possibili anomalie, la produzione associata dei bosoni elettrodeboli Z e W. Il gruppo bolognese di Cms ha svolto un ruolo di primo piano nella progettazione e nella costruzione del rivelatore di muoni dell'esperimento, ed è fortemente coinvolto nelle analisi dei dati per quanto riguarda la ricerca del bosone di Higgs, la produzione del quark top e del quark bottom, la ricerca di nuove particelle e la ricerca di segnali che indichino la formazione di nuovi stati della materia, quali il plasma di quark e gluoni.