Unibo Magazine
L’opera donata all’Università già nel titolo anticipa il tema dell'incontro: ispirata a Martin Lutero e alle sue proposte di riforma del rapporto tra convinzioni individuali e gerarchie del potere, allude alla necessità di intendere le produzioni dell’arte – ancorché invenzioni di un individuo – come presupposti di arricchimento sociale, e dunque impulsi a una crescita di consapevolezza che dovrà aprirsi ben oltre l’esperienza di chi le ha concepite ed eseguite.

Bruno Pinto – noto ormai da oltre due decenni per il suo lavoro e per la sua presenza costante nel dibattito (bolognese e non solo) sull’arte – è recentemente rientrato in possesso di tutte le sue opere, ingiustamente sequestrate, al termine di una drammatica vicenda giudiziaria durata oltre tre anni. Ha ripreso a dipingere e, attraverso la pittura, ha ricominciato il suo appassionato viaggio di esplorazione delle varie forme in cui l’esistente si manifesta: un percorso di libera ricerca espressiva, svincolato dai meccanismi del mercato artistico e teso sempre a restituire un’autentica "visione del mondo", che si offre innanzi tutto come dialogo con il fruitore, come materia di discussione, appunto, ossia nei termini di un coinvolgimento segnato dall’urgenza di mettere in comune emozioni e sentimenti. E il pensiero, nel suo lavoro, prende forma in semplici immagini visive, ma nate da una percezione inevitabilmente drammatica della realtà, delle sue istanze interiori ed esteriori, soggettive e sociali, e delle relazioni che intercorrono tra di esse.

Questo incontro a lui dedicato rappresenta un momento di condivisione con la città, ma anche di doveroso omaggio verso un artista che può davvero definirsi tale: autore di un’arte che egli stesso avverte come indispensabile e fondante e che chiede a chi la osserva una partecipazione viva e profonda.