Unibo Magazine

"Per trent’anni o forse più il cinema italiano è stato seguito dal pubblico argentino forse ancora piú dello stesso cinema argentino". Néstor Tirri, critico cinematografico, scrittore, giornalista e giá docente alla Universidad de Buenos Aires, racconta la storia di un amore poco noto da queste parti, ma molto sentito sull'altra sponda dell'Atlantico. L'occasione l'ha data la sede di Buenos Aires dell'Alma Mater, festeggiando l'ottantesimo compleanno di Ettore Scola con la proiezione di tre film del grande regista: "Gente di Roma", "Passione d'amore" e l'immortale classico "C'eravamo tanto amati". Lo stesso Scola è intervenuto dalla sua residenza romana per inviare un saluto ai tanti spettatori.

Alle proiezioni hanno partecipato personalitá del cinema e dello spettacolo come la coreografa Ana María Stekelman, la ballerina Ana Deutsch, la produttrice cinematografica Diana Frey, la presidente della Cinemateca Argentina Marcela Cassinelli e anche l'addetto culturale dell’Ambasciata dell’Uruguay Carlos Mendive. Tutti uniti da una passione, quella per il cinema italiano, che arriva da lontano. "E' iniziata con il neorealismo", spiega Tirri. "Fu Vittorio De Sica a presentare a Buenos Aires, in diversi teatri, 'Ladri di Biciclette' e 'Umberto D.' Da allora il successo della cinematografia italiana è stato cosí grande che l'Argentina ne divenne il primo mercato mondiale". E forse non tutti sanno che da questo sodalizio cinematografico nacque anche un film, sequel di uno dei più celebri capolavori della commedia all'italiana: "Una co-produzione del 1964 diretta da Dino Risi per iniziativa di un proprietario di sale cinematigrafiche italo-argentino, Clemente Lococo, che ebbe l'idea di fare una continuazione de 'Il sorpasso', da girare in Argentina. Il risultato fu 'Il gaucho', la cui sceneggiatura fu scritta proprio da Ettore Scola durante la sua unica visita in Argentina".

Proprio Scola è il protagonista della rievocazione di una passione nata ormai diversi decenni fa, ma evidentemente mai sopita. "Si puó dire che Scola ha gravitato in diversi registri e generi cinematografici, sia della sua epoca che della posteritá", continua Néstor Tirri. "La sua opera resta comunque unica, nel senso che, pur continuatore del cinema umanistico iniziato da De Sica, ha creato nell'intreccio fra vicende private e storia e civiltá italiana un modello ormai assai difficile da replicare". Una voce unica, che i tre film scelti per la rassegna provano a raccontare nelle sue tante sfaccettature: il recente "Gente di Roma" del 2003, il poco noto "Passione d'amore" del 1981 ("Un film non identificato con la linea storico-sociale del regista") e ovviamente "C'eravamo tanto amati" del 1974, uno dei suoi capolavori, proiettato per la prima volta in Argentina nella sua versione restaurata.