E' possibile utilizzare le cellule staminali per riparare i danni provocati dall'infarto cardiaco? Sono piu' affidabili le cellule staminali embrionali o quelle che provengono dai soggetti adulti? Che possibilita' di successo ci si puo' attendere in campo clinico col trapianto delle staminali? A questi interrogativi hanno cercato di rispondere in questi giorni qualificati ricercatori che hanno partecipato al convegno organizzato dal Consorzio Interuniversitario per la Ricerca Cardiovascolare (CIRC) e dalla Societa' Italiana Ricerche Cardiovascolari (SIRC), presso l'aula Prodi dell'Universita' di Bologna nei giorni 29 e 30 novembre. La prima sessione del meeting ha affrontato l'argomento assai dibattuto delle potenzialita' terapeutiche delle cellule staminali in campo cardiologico, mettendone in risalto gli aspetti positivi, ma anche i numerosi lati oscuri. Secondo alcuni studiosi queste cellule sarebbero infatti gia' in grado di riparare il cuore dopo l'infarto, dando origine a nuove cellule cardiache, ma il comportamento a medio e lungo temine del nuovo tessuto rigenerato e' ancora imprevedibile. Gli interventi, coordinati dal Prof. Branzi dell'Universita' di Bologna e dal Prof. Ambrosio dell'Universita' di Perugia, sono stati rivolti principalmente agli aspetti di genomica molecolare e di biologia cellulare applicati agli studi clinici. Tra i relatori, il Prof. Quaini dell'Universita' di Parma, che vanta oramai un'esperienza decennale presso il Cardiovascular Research Institute del New York Medical College, ha mostrato i progressi ottenuti negli USA in collaborazione con il Prof. Anversa, antesignano delle ricerche sulle capacita' rigenerative del cuore infartuato.
Di particolare interesse sono stati anche altri argomenti trattati in questo convegno, riguardanti le nuove strategie finalizzate alla prevenzione dell'infarto e delle coronaropatie. Particolari procedure dette di "precondizionamento" sono infatti capaci di sollecitare il cuore a produrre esso stesso sostanze naturali in grado di proteggerlo da queste lesioni in maniera molto piu' efficace di qualunque farmaco attualmente in commercio. Un terzo simposio e' stato dedicato alle tecniche piu' sofisticate che vengono attualmente impiegate per mettere in evidenza le alterazioni delle arterie coronarie mediante procedure non invasive, come la risonanza magnetica nucleare e la scintigrafia. In particolare, il Prof. Alessandri dell'Universita' di Roma ha messo in risalto le nuove potenzialita' dell'ecocardiografia applicata allo studio delle alterazioni del flusso sanguigno nelle coronarie affette da lesioni arteriosclerotiche.
Il Presidente del convegno e direttore del CIRC, Prof. Caldarera dell'Universita' di Bologna, ogni anno promuove questo tipo di incontri adempiendo alle finalita' del consorzio di affrontare a tutto campo le problematiche inerenti le malattie cardiovascolari, cercando di potenziare al massimo l'intreccio delle ricerche cliniche con quelle di biologia e genetica molecolare.
Ampia, infine, e' stata la partecipazione al convegno da parte dei ricercatori piu' giovani, alcuni dei quali sono stati premiati dal Direttivo del congresso per l'elevato livello scientifico dei lavori presentati.