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Sul contestato concorso per un ricercatore a Farmacologia, il Consiglio di Stato prende le parti dell’Università di Bologna. Con un’ordinanza del 5 giugno sospende infatti l’efficacia della sentenza del Tar contro la decisione dell’ateneo di ripetere la prova orale per tutti i candidati. "Il ricorso – scrive il massimo giudice amministrativo – appare assistito da fumus boni juris e da periculum; considerato che vi è stato un vizio formale che afferisce all’intera fase orale e che giustifica il rinnovo dell’intera fase per tutti i candidati". Si riconosce, quindi, l’urgenza di sospendere la decisione del Tar.

L’antefatto della vicenda giudiziaria risale al marzo 2008, quando nella conduzione di una valutazione comparativa per un posto da ricercatore presso il dipartimento di Farmacologia, furono compiute alcune irregolarità formali. Una candidata, che poi la commissione avrebbe indicato come la migliore, si era bloccata all’inizio della prova orale, e le era stato dato tempo e modo di riprendersi e proseguire in un secondo momento.

L’episodio fu successivamente contestato dagli altri pretendenti. Lo stesso rettore Pier Ugo Calzolari, riconosciuta l’irregolarità, ma non potendosi sostituire alla commissione nella selezione degli aspiranti ricercatori, era prontamente intervenuto disponendo la ripetizione della prova orale di tutti i partecipanti. Eventualità preclusa dalla repentina decisione del Tar di escludere la candidata inizialmente prescelta e di assegnare l’incarico ad un altro contendente. L’ultima parola spetta ora al Consiglio di Stato, che dovrà pronunciarsi sul merito.