Unibo Magazine
"Ci lascino lavorare". Calzolari saluta i docenti e ricercatori riunitisi venerdì pomeriggio in Aula Magna parlando di fatti: "Ci lascino lavorare - ripete - perché l'Università di Bologna è in grado di fare molto: qualora fosse rimosso il blocco delle assunzioni, dal 1 gennaio 2005 tutti i ricercatori e i docenti di prima e seconda fascia verrebbero immessi in ruolo. Così come tutti i tecnici amministrativi vincitori di concorso".

La platea che l'ascolta è folta e variegata. I posti a sedere sono esauriti e a prendere la parola a fianco del rettore e dei prorettori si alternano presidi di facoltà, rappresentanti dei ricercatori, docenti e studenti. Ognuno punta l'indice su un diverso aspetto critico della riforma. Alberto Destro, Preside di Lingue,  descrive come "un primo passo verso il suicidio" l'abolizione tra tempo definito e tempo pieno. Guido Masetti, Preside di Ingegneria, si concentra sulla flessibilità, considerandola possibile, ma solo a fronte di "un'iniezione finanziaria del governo che porti gli assegni di ricerca da 1000 a 3000 euro mensili". Giannino Melotti, dei ricercatori idonei senza presa di servizio, chiede che il nodo dei ricercatori non sia "utilizzato come una merce di scambio per l'approvazione del ddl". Simonetta Abenda, esponente dei docenti idonei non assunti, cita le immissioni in ruolo promosse da altri atenei. E Pier Giacomo Sibiano, Presidente del Consiglio Studentesco, conclude ampliando il dibattito ad altre questioni: "Noi studenti - afferma spalleggiato anche da interventi di altri colleghi - siamo pronti a dare il nostro appoggio, a patto però che vengano poste sul tavolo anche tutti gli altri problemi come la riforma della didattica e la tasse".

Il confronto procede a lungo con la certezza di una ferma opposizione. "Non credo che questo provvedimento andrà avanti - minaccia il rettore - ma se così fosse siamo già pronti con gli altri rettori delle Università dell'Emilia Romagna a riunire i Senati Accademici per una manifestazione unica".