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Si chiama "Delectando docere. Detti, versetti, mottetti" la serata che martedì 27 aprile, alle 21, nell'Auditorium dei Laboratori Dms (via Azzo Gardino, 65/a) vedrà in concerto il Coro da camera del Collegium Musicum Almae Matris. L'ingresso è libero fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Sotto la direzione di David Winton, l'ensemble cittadino si esibirà in una serie di mottetti del cinquecento (Andrea Rota, maestro di cappella nella basilica di San Petronio), di pieno ottocento (Brahms e Mendelssohn), fino ad arrivare ai "Quattro mottetti su temi gregoriani" dell’organista Maurice Duruflé (1902-1986).

Il mottetto (dal francese "mot", ovvero "parola") è un breve componimento vocale di ispirazione sacra, nato nel duecento e poi soggetto nei secoli a significative metamorfosi stilistiche, formali e funzionali. Nel Rinascimento è il genere di musica da chiesa prediletto da Giovanni Pierluigi da Palestrina, contemporaneo di Andrea Rota. Nella vasta basilica può sfoggiare una perfetta sintesi tra la tradizione romana e la monumentalità del rito veneziano, basato sulla prassi dei "cori spezzati" o "battenti", che prevede la dislocazione di diverse sezioni del coro in zone distanti fra loro: donde un incremento del senso di spazialità sonora.

Ad onta della Riforma, i compositori tedeschi attingeranno a piene mani dalla tradizione musicale romana. Martin Lutero valorizza il canto liturgico assumendo stili e forme proprie della musica italiana. Così, nel servizio divino protestante il mottetto perdura fino a ottocento inoltrato, beninteso in lingua tedesca e non senza contaminazioni con il corale evangelico. Anche per Felix Mendelssohn-Bartholdy, negli anni '40 direttore musicale nella cattedrale di Berlino, per risollevare le sorti della musica vocale sacra occorreva rivisitare la polifonia sacra rinascimentale. Nascono così i componimenti che saranno in programma: i "Sechs Sprüche für Chor op. 79, per otto voci a cappella" (1843-1846), e il "Salmo C per coro misto a quattro voci" (1843-44). Letteralmente "Sprüche" viene a dire "detti", ossia "versetti" biblici. La sintesi della tradizione latina e tedesca si osserva anche nei due "Mottetti op. 74 per coro misto" di Johannes Brahms.

Anche per Maurice Duruflé, per più di mezzo secolo organista titolare a St-Étienne-du-Mont a Parigi, l’orizzonte ideale di riferimento è la musica medievale. I suoi "Quatre motets sur des thèmes grégoriens op. 10" (1960), preziose miniature per coro a cappella, esibiscono un'espressività intima e delicata che rifugge dai grandi contrasti drammatici.