Unibo Magazine

Fatti una domanda e datti una risposta. Chi non conosce la celebre interlocuzione con cui ad un certo punto il conduttore televisivo Marzullo si rivolge ai personaggi che intervista? Ed è toccato anche al professor Dino Vaira, ospite della sua trasmissione notturna Sottovoce, in onda il 9 marzo scorso.

La domanda? "Se posso fare qualcosa ancora di più per i miei pazienti"si è chiesto il professore. "Certamente sì, perchè la medicina può andare avanti con la testa e con il cuore", la sua risposta.


Sono le battute conclusive di una lunga intervista sul percorso umano e professionale di Vaira
. Un dialogo ben orchestrato, con incursioni nella vita personale, ma che ha sempre avuto al centro la testa e il cuore. Da un lato la ricerca, il percorso universitario, la borsa di studio, gli anni trascorsi a Londra prima, poi a Bologna, dei grandi caposcuola, come il prof. Luigi Barbara, e dei colleghi di adesso, tutti facenti capo al Policlinico Universitario Sant’Orsola Malpighi. Da un lato quindi "i neuroni, che vincono sulle macchine sempre e comunque", dall’altro il cuore e la passione, messi nello studio certo, ma anche nel coniugare cura e ricerca, nel trasmettere saperi e prospettive ai giovani, in particolare ai suoi studenti, quelli del 4^ anno della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Alma Mater.


Ecco gli ingredienti, miscelati con cura, della ricetta di vita del professore
, nato a Monte Sant’Angelo in provincia di Foggia, ma trasferitosi da tempo (quasi 30 anni) a Bologna.

Il suo nome rimane indissolubilmente legato al protocollo di cura dell’helicobacter, "l’animaletto invisibile, capace di lavorare anche 20 anni nel nostro organismo, come il veleno di Cleopatra, e causare silenziosamente i tumori". Da qualche anno è possibile non solo scoprirne l’esistenza attraverso esami non invasivi, ma anche eradicarlo del tutto attraverso un cocktail di antibiotici. "Un tumore che appartiene alla famiglia dei linfomi, che si cura con gli antibiotici, quasi un miracolo appunto, o meglio la testimonianza dei passi da gigante compiuti dalla medicina". Progressi generati dall’intuizione ("quella straordinaria dell’anatomopatologo Barry Marshall, che è riuscito ad intuire che un batterio poteva entrare nella patogenesi dell’ulcera"), ma anche dalla cura e dalla ricerca. Perché se è vero che un "buon ricercatore fa del bene ad intere generazioni", è vero che la lezione inglese mutuata da Vaira lo ha spinto a non separare mai il paziente dall’attività di laboratorio.


Ricerca, scuola e università.
Priorità per l’agenda del paese, insiste Vaira, a cui nonostante tutto lui guarda con ottimismo " perché – dice- saremo  trascinati positivamente dall’Europa, attraverso la meritocrazia."