Sull'asse delle ascisse il tempo, dallo scorso settembre fino a fine gennaio. Su quella delle ordinate il numero totale dei visitatori, migliaia e decine di migliaia. Ne esce un tratto che assomiglia ad una retta, crescita quasi costante fatta eccezione per qualche settimana tra ottobre e novembre e le giornate di chiusura nel periodo natalizio. La mostra al Museo Capellini "I Dinosauri italiani e altri vertebrati fossili del nostro paese" si è chiusa lo scorso weekend segnando un grande successo di pubblico: 25000 le persone, tra grandi e piccini, che hanno esporato le sale del Museo Geologico e dato un'occhiata agli animali che abitavano l'Italia ben prima della comparsa dell'uomo sul pianeta.
Numeri che segnano una scommessa vinta. "Nelle ultime tre domeniche abbiamo avvicinato e superato le 1000 visite - racconta il direttore del museo Gian Battista Vai -. Il pubblico è maturo per questo tipo di iniziative, l'abbiamo capito e siamo stati premiati dai risultati". I picchi di visite si sono visti all'apertura della mostra a settembre, tra novembre e dicembre, ma anche nelle ultime settimane, a gennaio. "Dovevamo chiudere l'11, ma visto il trend di visite, ancora in crescita dopo tre mesi di apertura, abbiamo deciso di prorogare fino a fine mese. E i risultati ci hanno dato ragione". Ovviamente tante classi e scolaresche in visita, ma anche tantissimi i bambini insieme alle famiglie, ai genitori, ai nonni. Sono loro, i visitatori autonomi, in arrivo da Bologna e da fuori città, ad aver fatto lievitare i numeri, con punte di 1300 ingressi in una sola giornata.
Il punto di partenza è stato il Diplodoco, l'enorme scheletro di dinosauro (ventisei metri di lunghezza per quattro di altezza) ospitato da cento anni al Museo Capellini. L'illustre compleanno ha rappresentato l'occasione buona per raccogliere da tutta Italia i reperti più preziosi che testimoniano la presenza di dinosauri e altri antichi animali sul suolo del nostro paese. "L'idea da cui siamo partiti - spiega il curatore della mostra Federico Fanti - è stata usare il Diplodoco per stimolare la curiosità del pubblico e arricchire così l'esperienza della visita al museo". Una strategia che evidentemente ha funzionato. "Siamo orgogliosi che tanta parte della cittadinanza di Bologna abbia trovato il tempo per riscoprire una parte importante del suo patrimonio".
"E' un bel risultato di cui sia Bologna che il Museo Capellini possono essere orgogliosi", commenta l'assessore comunale alle Attività produttive e turistiche Luciano Sita. Intanto Gian Battista Vai guarda avanti e pensa al 2011, quando l'Istituto delle Scienze di Bologna compirà trecento anni. Lo fondò nel 1711 Luigi Ferdinando Marsili. "Voglio lanciare questa idea: una statua per Luigi Ferdinando Marsili, all'incrocio tra via Irnerio e via Zamboni. Lo spazio c'è, di fronte al Museo di Mineralogia. Marsili è un pezzo fondamentale della storia di Bologna e merita un riconoscimento di questo tipo. L'anniversario che cade nel 2011 potrebbe essere l'occasione giusta".