Sono sempre stati sfoggiati pubblicamente, come simbolo di un raggiunto status sociale: i diplomi di laurea nell’arco di cinque secoli sono stati sempre caratterizzati da colori vivaci, in grado di colpire l’attenzione di chi visitava l’abitazione o ancora meglio l’ufficio o l’ambulatorio del “dottore”.
Una trentina di modelli di diplomi di laurea tra i più curiosi, provenienti dalle raccolte dell’Archivio storico dell’Università di Bologna e del Museo Europeo degli Studenti (MEUS) sono esposti nell’Aula Magna S.Lucia (via Castiglione 36, Bologna) dove rimarranno nelle bacheche dei due corridoi laterali fino al 30 ottobre prossimo. L’Aula Magna è aperta al publico tutte le mattine.
L'idea dell’esposizione, curata dal prof. Giovanni Feo e dalla dott.ssa Carline Feliks, è di mostrare l’evoluzione grafica di questo documento, che nelle antiche università veniva consegnato nel corso di un evento pubblico, celebrato con grande solennità allo scopo di richiamare l’attenzione del mondo esterno.
I privilegi legati al conferimento del dottorato, a cominciare dalla licentia ubique docendi, mutavano la condizione giuridica del laureato e il viatico per questo cambiamento di status era riposto nella precisa liturgia di un rituale che ogni università perpetuava, generazione dopo generazione: la presentazione del laureando al collegio dottorale, l’assegnazione dei puncta, l’esame privato e quello pubblico.
Anche la proclamazione del neo-dottore obbediva ad un rituale rimasto inalterato per secoli: la consegna del libro, prima chiuso poi aperto, a simboleggiare l' accertata scienza del neo dottore; la berretta dottorale, simbolo dell' alloro, e l' anello, contrassegno delle nozze con la scienza.
Al certificato, approntato da un notaio dopo la verbalizzazione dell’esame da parte del priore del collegio, era confidato il possesso inoppugnabile del titolo dottorale. Il diploma di laurea era quindi un documento di primaria importanza di cui il neo-dottore amava far sfoggio per mostrare pubblicamente il raggiungimento di uno status superiore, sinonimo di alta cultura e di promozione sociale, che garantiva, anche a quanti non avevano potuto partecipare direttamente alla cerimonia, la legittimità del possesso di un titolo che apriva la strada a uffici, professioni, cariche distinte. Anche se oggi l’evento appare meno solenne, nondimeno, il diploma di laurea continua ad essere considerato un ambitissimo “pezzo di carta”.